Riabilitazione

Da Libro bianco.

Categoria: Voci

Dopo la guerra Heidegger usò Hannah Arendt per riabilitarsi dal suo passato nazista



Nel linguaggio degli apparati sovietici la "riabilitazione" è l'atto che sanziona il recupero della rispettabilità morale e politica di un soggetto politicamente e moralmente screditato. Di solito, la condizione della riabilitazione è che il soggetto in questione abbia fatto "autocritica".

Nella pubblicistica sul caso-Heidegger il refrain della "riabilitazione" - e dei "mezzi", quasi sempre ignobili, impiegati da Heidegger per ottenerla - si accompagna spesso a quello dell'Assenza di autocritica. La colpa di Heidegger sarebbe quella di aver ottenuto, brigando, una riabilitazione dai suoi trascorsi nazisti senza sottoporsi al lavacro dell'autocritica, e senza neppure "dissociarsi" (altro termine molto in voga nella pubblicistica) dalle "atrocità naziste" (si veda la voce: Silenzio di Heidegger). Una riabilitazione a buon mercato, insomma, condotta con l'aiuto consapevole di allievi compiacenti e con l'apporto, più o meno inconsapevole, di individui opportunamente manipolati. Tra questi spicca Hannah Arendt (ma anche Karl Jaspers, o addirittura Sartre, secondo altre versioni).

Che Heidegger, dopo la caduta del nazismo, abbia cercato di "usare" in qualche modo l'antico legame con Hannah Arendt, è semplicemente falso. Dopo la guerra i rapporti tra Heidegger e Hannah Arendt ripresero su iniziativa di quest'ultima (si veda la lettera n. 46 dell'Epistolario). Mai, in nessuna occasione, questi rapporti uscirono dalla loro sfera privata. Fu solo nel 1982, con la pubblicazione della biografia di Hannah Arendt scritta da Elisabeth Young-Bruehl (Hannah Arendt for the Love of the World, Yale University Press, 1982), che l'intimo legame tra i due filosofi divenne di dominio pubblico. Nel 1982 Heidegger era già morto da sei anni.

Il tormentone della Arendt manovrata da Heidegger a fini riabilitatorî ha inziato a circolare con insistenza dopo la pubblicazione del libro di Elzbieta Ettinger Martin Heidegger e Hannah Arendt. Va detto che, nella versione-Ettinger, Hannah Arendt è descritta come "inibita e insicura" (p. 25), semiparalizzata, dotata di una vena “servile” (p. 45) pronta a credere a "qualsiasi evidente menzogna" (p. 48) - insomma una persona appena in grado di intendere e di volere, e come tale facilmente manipolabile.

La ricostruzione caricaturale di E. Ettinger è utilizzata come base dalla pubblicistica sul caso-Heidegger per "dimostrare" la malafede del Maestro, secondo la tipica logica delle "dimostrazioni" auto-validanti: se Heidegger scrive a Hannah Arendt dopo la guerra è certamente perché intende usarla per riabilitarsi, e se Hannah Arendt risponde alle lettere di Heidegger è certamente perché è succube del maestro-amante-mostro.


Voce utilizzata nei seguenti Articoli:

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