Il nazismo di Elfride

Da Libro bianco.

Categoria: Voci


"La moglie di Heidegger era nazista e antisemita"



Dal momento che Elfride Petri Heidegger non ebbe una "vita pubblica" come il marito, le notizie su di lei sono inevitabilmente scarse e frammentarie. Fino al 2005, anno in cui vennero pubblicate le lettere private di Heidegger alla moglie (volume a cura della nipote, Gertrud Heidegger), non esisteva alcuna fonte diretta su Elfride Petri. Ciò ha favorito l'insorgere di numerose leggende, di cui non è sempre possibile rintracciare l'origine. Una prima leggenda è che fu una convinta antisemita. Un'altra è che convinse il marito a leggere Mein Kampf.

Quest'ultima voce ha un'origine curiosa. La troviamo stampata a p. 10 (ed. it. p. 16) del libro di Elzbieta Ettinger Martin Heidegge e Hannah Arendt, nei termini seguenti:

«...Heidegger aveva letto Mein Kampf già agli inizi del 1931, spinto dalla moglie, la quale pensava che "si dovesse ignorare tutto il resto e leggere Mein Kampf"».

La frase posta tra virgolette nel testo di Ettinger rimanda a una nota in fondo al testo in cui si legge:

«Conversazione con Hugo Ott, Freiburg, 1° agosto 1991»

Abbiamo letto bene: una conversazione tra la signora Ettinger e il prof. Ott è la fonte testuale della notizia (!) - notizia che, per inciso, non compare nel libro dell'onnisciente professore (cfr. H. Ott Heidegger: Unterwegs zu einer Biographie, 1988).

L'antisemitismo di Elfride, a sua volta, viene abitualmente affermato con una perentorietà che è inversamente proporzionale all'esistenza di prove o riscontri - secondo una legge già nota a Eraclito (Framm. 97 DK): "kunes bauzousin hon an me ginoskosi" ("I cani abbaiano contro ciò che non conoscono"). Così, nel libro di J.P. Feinmann (2007), l'Autore a un certo punto ringhia: «[Elfride è] fervidamente antisemita. Attivamente antisemita. Accanitamente antisemita. [...] Ha fatto dell'odio per l'ebreo il senso della propria <vita>» (sic p. 65).

Non è dato sapere da dove questa immagine di Elfride tragga la sua verosimiglianza. Non esiste infatti alcun riferimento concreto che la giustifichi.[1] Si può tuttavia presumere che, nella logica operativa della pubblicistica anti-heideggeriana, questo antisemitismo addotto "per abbaiamento" assolva essenzialmente a due funzioni: da un lato, esso costituisce una prova indiretta dell'antisemitismo di Heidegger, una "prova" che dovrebbe colmare il vuoto probatorio su cui tale addebito è destinato a cadere (si veda la voce Antisemitismo); dall'altro lato, esso serve a ricondurre il suddetto antisemitismo entro la sfera più intima della vita di Heidegger, cioè entro le mura domestiche e nell'esistenza quotidiana, là dove nessuno sguardo pubblico può giungere e dove, pertanto, solo l'Onniscienza biografica dell'inquisitore di turno può gettare la sua luce. In questo modo, all'assenza di antisemitismo esplicito in Heidegger fa da contrappeso la realtà nascosta, e perciò recondita e "profonda", di un antisemitismo inespresso o viscerale, che non affiora negli scritti o nelle azioni di Heidegger ma che proprio per questo (!) si può leggere in filigrana in ogni suo testo e in ogni suo comportamento. Qualunque cosa Heidegger abbia detto o fatto, egli era pur sempre - via Elfride - un antisemita e un nazista incallito.

Note

  1. Sulle lettere di Heidegger a Elfriede si veda la voce Antisemitismo, § 1.4.

Voce utlizzata nei seguenti Articoli:

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