Eugenetica

Da Libro bianco.

Categoria: Voci

Il rettore Heidegger appoggiò la politica nazista della selezione razziale



Voce messa in circolazione da un articolo del 23 marzo 2001 del settimanale Die Zeit. Il "trucco" è spiegato in una lettera inviata da François Fédier al settimanale all'inizio di giugno del 2001 e mai pubblicata. Eccone la traduzione (per gentile concessione dell'autore)

Fumo senza arrosto? di François Fédier

Ricordo bene l'aria perplessa di Jean Beaufret mentre raccontava di una sera, verso il 1934, in cui aveva udito il figlio del capitano Dreyfuss dare, a una domanda effettivamente imbarazzante (il «consigliere Principe», che certo sapeva qualcosa dell’affaire Stavisky, si era veramente suicidato o invece era stato ucciso?), la sorprendente risposta: «Non c’è fumo senza arrosto!». Il figlio di un uomo divenuto il simbolo dell’innocente ingiustamente condannato a causa del gran fumo sparso da un gruppo di accaniti falsari e calunniatori, ebbene, quel figlio – che avrebbe dovuto aver imparato per il resto dei suoi giorni quanto sia facile contraffare la realtà quando si vuole trarre in inganno –, quel figlio, Jean Beaufret non l’aveva proprio dimenticato, e continuò a stupirsi fino alla fine della sua vita di questa fenomenale incongruenza.

Per il 25° anniversario della morte di Martin Heidegger il settimanale di Amburgo Die Zeit ha pubblicato, nel numero del 23 marzo 2001, un articolo che spande un bel po' di fumo (e che non ha tardato ad essere ripreso e amplificato, nelle settimane successive, da numerosi organi di stampa europei).

L’autore dell’articolo intende mostrare che Heidegger, durante il periodo del rettorato, si sarebbe pronunciato inequivocabilmente in favore del razzismo nazista.

La prima "prova" è una lettera, così presentata:

«Ancora nell’aprile del 1934 egli [Heidegger], nella sua qualità di rettore dell’università di Friburgo, scrisse a Karlsruhe al “signor Ministro del culto, dell’educazione e della giustizia”, dicendo che “da mesi” stava cercando di trovare, per “l’insegnamento di igiene razziale”, “una personalità competente”, “allo scopo di proporre al ministero [una volta reclutata questa personalità] l’istituzione di una cattedra per un incarico d’insegnamento in scienza delle razze e in genetica.»

Presentata in questo modo, la lettera può effettivamente essere interpretata nel senso voluto dall'autore dell'articolo. Ma prima di chiederci se questo modo di presentare il documento sia onesto, devo, per chiarezza, chiedere se, oggi, si abbia ancora il diritto di porre un’ulteriore domanda, preliminare all'altra, e cioè: è davvero un fatto inconcusso che Heidegger sia un uomo irrimediabilmente compromesso con in nazismo? O non si tratta, invece, di una "voce" continuamente ripetuta e ogni volta smentita dall'esame rigoroso dei fatti? Non mi stancherò di ripetere questa domanda fino a quando, come diceva Voltaire, non si sia compreso tutto ciò che essa implica.

Torniamo alla "prova". L’autore dell’articolo "omette" di riportare l’inizio della lettera. Che cosa apprendiamo leggendolo? Che è una richiesta, indirizzata al ministro, affinché non sia prorogato l’incarico che che il professor Nissle aveva provvisoriamente assunto per l’insegnamento di igiene razziale.

Perché non è citato l’inizio della lettera? Semplice: perché obbliga a porsi qualche domanda. Ora, proprio questo dev’essere impedito. L’informazione che deve "passare" sul giornale è che Heidegger è stato smascherato. Non c’è altro da vedere. Circolare!

Chi era il professor Nissle? Un igienista e batteriologo, specialista dei processi patogeni, al quale era stato affidato, tra gli altri, l’insegnamento di igiene razziale. Tale denominazione si riferisce, ancora oggi, in Germania, a quella disciplina che, a partire dal Congresso fondatore riunito a Londra nel 1912, porta il nome di “scienza eugenica” o “eugenetica” (in ambito anglosassone eugenics). Il professor Nissle, non essendo uno specialista di eugenetica, aveva chiesto che non gli fosse più affidato quell’insegnamento, cosa che gli era stata accordata.

Gli “intellettuali” nazisti assegnavano all’eugenetica un’importanza ideologica decisiva, essendo la disciplina che forniva la base “scientifica” della politica razziale del partito. Di conseguenza, nella Germania hitleriana la scienza eugenetica, divenuta “eugenetismo” propriamente detto, giocava un ruolo dottrinario identico a quello del "Diamat" (il marxismo riveduto e corretto da Stalin in "materialismo dialettico") in Unione Sovietica.

Ora, nel momento in cui Heidegger si rivolge al ministero di Karlsruheil 13 aprile 1934, l'Univeristà di Friburgo non dispensava più un corso di eugenetica. La richiesta di Heidegger, espressa all'inizio della lettera, è che il professor Nissle continui a non insegnare più eugenetica. Non è difficile capire come il solo fatto di chiedere che fosse perpetrata una situazione di non-insegnamento ponesse Heidegger in una posizione delicata dinanzi alle autorità naziste. Ecco perché scrive la frase su cui si appunta l’indice accusatore dell'autore dell’articolo: «da mesi cerco una personalità capace di assicurare un insegnamento in questo settore, allo scopo, quindi, di proporre al ministero l’istituzione di una cattedra per un incarico d’insegnamento in scienza delle razze e in genetica». Questa frase può essere letta come l'espressione di una sincera volontà di promuovere quell'insegnamento - anzi, aggiungerei che, all'epoca, essa fu scritta proprio per essere intesa in quel senso. Ma al lettore di oggi dev'essere ben chiaro che, se la legge in quel senso, la intende esattamente nel modo in cui Heidegger voleva che i funzionari nazisti la intessero, ossia come la promessa di un impegno a favore dell’eugenetica e la scienza delle razze.

La realtà è diametralmente opposta. La domanda di istituzione di una cattedra è, allora come oggi, una procedura che richiede tempo. Lungi dal promuovere attivamente l'allineamento dell'università, il rettore Heidegger sta chiaramente effettuando una "manovra dilatoria", mettendo in moto una procedura che, con ogni probabilità, potrà arrivare a una conclusione solo dopo molti mesi. Se poi aggiungiamo che tale procedura implica che, in ogni caso, sarà il rettore Heidegger a giudicare la competenza della personalità da scegliere - ebbene, non è più possibile leggere quella lettera nel modo in cui l’autore dell’articolo vuole che sia letta.


Passiamo alla seconda “prova”. Non mi attarderò su di essa altrettanto a lungo, visto che è il risultato dalla medesima incapacità di prendere la necessaria distanza dal testo da comprendere – sicché rischierei di annoiare il lettore ripetendo, in un contesto diverso, ciò che ho già ampiamente esposto a proposito della prima “prova”.

L’articolo della Zeit cita qualche frase accuratamente strappata dal suo contesto (ricordiamo la famosa dichiarazione di Andrej Vyšinskij, il pubblico accusatore dei processi di Mosca: «datemi dieci righe di chiunque e io lo faccio fucilare.»)

Il testo integrale, che occupa poco più di due pagine (pp. 150-152) del tomo 16 dell’Edizione integrale, riproduce un’allocuzione pronunciata da Heidegger all’inizio dell’agosto 1933 in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Istituto di anatomo-patologia dell’Università di Friburgo. Di che cosa si parla? Heidegger, dinanzi ai suoi colleghi medici, interroga il senso del fatto che la loro scienza si generi e abbia luogo entro una particolare epoca. Heidegger distingue quindi tre epoche: quella dell’Antichità greca, quella del Medioevo cristiano e quella del mondo borghese – e si interroga sulla possibilità di una nuova epoca a venire.

L'autore dell'articolo presenta Heidegger come se si riferisse alla storia della medicina allo scopo di cercarvi la giustificazione di una futura condotta criminale. Non si ferma neppure dinanzi allo sproposito di definire il discorso di Heidegger "eutanatologia" - lì dove niente del genere è anche solo evocato nell'allocuazione. Anche qui, la realtà è tutt'altra: Heidegger, nel suo testo, espone quello che trent'anni più tardi sarà chiamato un "cambiamento di paradigma" - fenomeno le cui conseguenze, fin nella pratica quotidiana, sono oggi sotto gli occhi di qualunque medico.


E' innegabile che, nell'estare del 1933, supporre che Hitler fosse un uomo politico capace di promuovere una vera rivoluzione, fu un grave inganno. Ma passare sotto silenzio il fatto che Heidegger si sia ravveduto molto presto del suo errore, al fine di poter immaginare motivi abietti soggiacenti all'errore stesso, significa non solo ingannarsi, ma ingannare l'opinione pubblica. La reductio ad Hitlerum di cui parla opportunamente Leo Strauss è precisamente la postura di un pubblico inquisitore. Ma è una postura che vira ben presto all'impostura. Perché ciò accada, è sufficiente che l'accusatore parli di ciò che non conosce. Come dice Montaigne, «il tema e il terreno dell’impostura sono le cose non sapute.»


Voce utilizzata nei seguenti Articoli:

2010610ICS

2050814IAV

2060714ILE

2060714IRI

2060716ICS

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