Divieto a Husserl

Da Libro bianco.

Indice

Categoria: Voci


(Versione 1:) Heidegger vietò a Husserl l'accesso all'Università

(Versione 2:) Heidegger vietò a Husserl l'accesso alla biblioteca dell'Università



La voce, in una delle sue due versioni, è un vero "classico" della pubblicistica anti-heideggeriana. Sebbene circolasse già nell'immediato dopoguerra (si veda lo scambio espistolare tra Karl Jaspers e Hannah Arendt alla voce Assassino potenziale), fu solo negli anni Sessanta che iniziò a diffondersi sui media. All'origine c'è probabilmente un articolo di François Bondy sulla Neue Zürcher Zeitung del 5 gennaio 1961 e ripreso nel libro di Guido Schneeberger Nachlese zu Heidegger (1962), nel quale si legge:

«(Sartre e Simone de Beauvoir) potevano anche soggiornare a Berlino sotto Hitler, leggere tranquillamente Husserl, senza badare al fatto che il filosofo di cui studiavano i libri non aveva più il permesso di entrare nella biblioteca della sua università perché il suo allievo più illustre [scil. Heidegger], sostenitore del Terzo Reich, glielo aveva proibito.»


La ricostruzione della voce: Bondy, citato da Schneeberger, citato dallo Spiegel

La vicenda della propagazione di questa "voce" a partire dal testo di Bondy citato da Schneeberger è ricostruita da François Fédier nell'articolo Trois attaques contre Heidegger (in «Critique», novembre 1966):

Nel n° 7, del 7 febbraio 1966, (del settimanale Der Spiegel) si può leggere un articolo su "Heidegger e la politica" (pp. 110 sgg.), nel quale l'ostilità risalta ad ogni riga. L'autore (anonimo) dell'articolo bolla preventivamente Heidegger come antisemita - sulla base, evidentemente, dell'unico testo della Cassirer! [cfr. la voce Antisemitismo] Il libro di Schneeberger trova qui il suo perfetto utilizzo. E, naturalmente, due paragrafi più avanti, compare a sua volta il presunto divieto notificato a Husserl. Qui, tuttavia, il redattore non cita Schneeberger, ma propone una sua versione: «A quest'ultimo (Husserl), egli (Heidegger) giunse persino a proibire - come risulta da lettera autografa recante la sua firma - l'accesso all'università.»
Nel 1961 Bondy non si era spinto così in là! Egli parlava soltanto di biblioteca e non faceva riferimento ad alcun documento autografo.
Ma la vicenda prende una strana piega quando lo Spiegel pubblica, nel n° 11 (7 marzo 1966), una breve lettera di Heidegger che smentisce categoricamente cinque "rivelazioni" del precedente articolo: «E' falso che durante il mio rettorato [...] io abbia proibito, in qualunque forma, l'accesso all'università al mio maestro Husserl.» [cfr. GA 16, n. 249].
In una lettera dell'11 marzo 1966, indirizzata alla redazione dello Spiegel, mi permisi quindi di segnalare che la pubblicazione del divieto era ormai divenuta una condizione necessaria per dimostrare la buona fede del settimanale.
All'inizio di aprile ricevetti una risposta imbarazzata, nella quale si spiegava che:
- l'informazione si basava su "affermazioni" (Aussagen) di professori che insegnavano all'università di Friburgo;
- questi non potevano averla semplicemente inventata;
- in ogni caso, Heidegger non aveva smentito l'articolo di Bondy riportato da Schneeberger.
Ed ecco che l'introvabile autografo viene fatto sparire per far posto a una "voce" non verificabile, il cui unico fondamento, ormai, è quello di essere stata stampata da qualche parte.
Si crea in questo modo uno strano circolo: è sufficiente presentare con la sua referenza una qualunque voce perché questa venga surrettiziamente consacrata come documento - cioè come prova della propagazione della voce stessa. (pp. 247-48)

La testimonianza della figlia di Husserl e le scuse di François Bondy

Nell'aprile del 1968, la stessa rivista «Critique», su cui era apparso l'articolo di Fédier, pubblica un breve testo di François Bondy in cui si legge:

«[I]l punto sul quale mi trovo d'accordo con François Fédier è quello che mi concerne personalmente. In effetti, nel 1961, fidandomi di una testimonianza, avevo scritto che Martin Heidegger aveva impedito al suo maestro Edmund Husserl l'accesso alla biblioteca dell'Università. Mi era poi sfuggita la smentita che Heidegger stesso fece nel 1966. Da quando ne sono venuto a conoscenza ho fatto tutto il possibile per ottenere indicazioni esatte in proposito e ho chiesto a Hans Paeschke, direttore della rivista Der Merkur, di scrivere alla figlia di Husserl, Elisabeth Husserl-Rosenberg, che vive negli Stati Uniti. Ecco la traduzione di un estratto della lettera che la sig.ra Husserl-Rosenberg mi ha inviato il 30 ottobre 1967:
"Il divieto in questione si riferisce pobabilmente a una lettera-circolare che fu indirizzata ai membri ebrei del corpo insegnante. Che Heidegger abbia trasmesso a mio padre un divieto personale è del tutto improbabile. Nelle numerose conversazioni avute con i miei genitori non ne ho mai sentito parlare. Mio padre è andato in pensione nel 1928 e, da allora, non ha più fequentato l'Università. Dopo il 1933, ovviamente, ha vissuto in modo completamente ritirato. Non faceva già più uso della biblioteca da quando aveva smesso di insegnare."
L'11 gennaio del 1968 scrissi al professor Heidegger la seguente lettera:
"Ho appreso della Sua lettera allo Spiegel del 1966, contenente una rettifica che La riguarda, solo attraverso una discussione tra riviste, e mi rincresce che mi sia sfuggita a suo tempo. Si tratta dei Suoi rapporti con Husserl all'epoca del Suo rettorato. Correggo quanto da me precedentemente affermato nel prossimo numero di Der Merkur, che pubblicherà anche una lettera della figlia di Husserl. Inoltre, desidero scusarmi personalmente con Lei per aver diffuso un'informazione erronea."
Martin Heidegger mi ha riposto il 29 gennaio con la lettera seguente:
"La ringrazio molto della Sua gentile lettera dell'11 gennaio. E' la prima missiva di questo tenore che mi sia mai pervenuta. La ringrazio inoltre per avermi segnalato la lettera della figlia di Husserl, la signora Rosenberg, che era particolarmente vicina a suo padre. Durante il suo primo soggiorno in Germania dopo la guerra, la sig.ra Rosenberg venne a trovarmi e mi assicurò che era pronta in ogni momento a testimoniare sul rapporto che ho sempre avuto con suo padre. E' anche a sua conoscenza il fatto che, durante il mio breve anno di rettorato, e nei quattro anni successivi, suo padre rimase in carica come professore emerito di questa Università senza essere in alcun modo perseguitato."
A prescindere dalle divergenze che mi separano da François Fédier, non posso che essergli grato per avermi fatto scoprire un involontario errore e per avermi fornito l'occasione di porvi riparo.»

Osserviamo che l'affermazione di Heidegger alla fine della della sua lettera è confermata dalla testimonianza di Max Müller: «Egli (Husserl) poteva filosofare come voleva e riscuoteva per intero il suo stipendio di professore emerito. Husserl fu risparmiato dalle persecuzioni. [...] Mai, in nessuna occasione, Heidegger ha detto una sola parola contro Husserl.» (Risposta. A colloqio con Martin Heidegger, p. 230).

Conclusione

Se tutti quelli che scrivono sui giornali avessero la correttezza di François Bondy, non sarebbe stato necessario compilare questo Libro bianco. Ma nonostante la smentita non potesse essere più netta - tanto che lo stesso Hugo Ott arriva a scrivere che l'accusa in questione «risulta insostenibile» (Ott 1988, p. 152) - la voce continua a essere propagata, talvolta nella forma del "fatto contestato", o "controverso" (per l'uso di questo aggettivo si veda il metodo Aggettivo squalificativo).

La pubblicazione del vol. 16 della Gesamtausgabe nel 2000 permette infine di ricostruire, sulla base di documenti certi, il comportamenteo del rettore Heidegger nei confronti di Husserl nel 1933:

  • Quando Heidegger assume il rettorato (21 aprile 1933) è già in vigore la legge del 7 aprile 1933 "Sulla ristrutturazione del funzionariato" che, tra le altre cose, prevede misure di esclusione per i dipendenti statali di razza ebraica;
  • il 26 aprile il rettore Heidegger, riprendendo un decreto del precedente rettore Sauer, comunica al Senato dell'Università gli effetti della legge. Nella lettera ai Decani, Heidegger si premura di sottolineare: «Prego di provvedere a una chiara e scrupolosa applicazione del decreto ..., altrimenti l'Università corre il rischio di veder compromesso ogni intevento a favore di colleghi minacciati» (GA 16, n. 33);
  • due giorni dopo, il 28 aprile, Heidegger invia una lettera al Senato dell'Università in cui scrive che «il congedo per i dipendenti dell'università di razza ebraica previsto dal decreto ... è sospeso per le seguenti persone:» tra i nomi in elenco compare quello del «Professore ordinario emerito Husserl» (GA 16, n. 38);
  • per effetto dell'intervento di Heidegger, Husserl (e non solo lui - si veda la voce Colleghi e studenti ebrei) non venne colpito dagli effetti della legge 7 aprile 1933.

La storia del divieto è all'origine di un vasto repertorio di voci circa presunte "nefandezze" commesse da Heidegger nei confronti di Husserl, per un'analisi delle quali rinviamo alla voce Ostilità verso Husserl.

Voce utilizzata nei seguenti Articoli:

1940322IGI01

2050920ICS

2080702IRE

2090813ICS

Strumenti personali