Diniego a Celan

Da Libro bianco.

Categoria: Voci


Heidegger negò a Celan la parola di condanna dello sterminio



Secondo tale Voce, circolante in più versioni, nel 1967 il poeta Paul Celan incontrò Heidegger con la speranza che questi avrebbe espresso una parola di condanna dello sterminio e/o avrebbe chiarito (e/o chiesto perdono privatamente e/o pubblicamente per) il proprio coinvolgimento con il nazismo. Tale parola, tuttavia, non arrivò mai. Nella versione più maligna (proposta, in diverso modo, tra gli altri da Elzbieta Ettinger e Jorge Semprun) il diniego di Heidegger sarebbe stato la causa – o perlomeno una con-causa – del suicidio del poeta, avvenuto nell’aprile del 1970.

(Si noti come simili affermazioni o insinuazioni siano funzionali all’utente giornalistico, secondo il seguente meccanismo: siccome qualcuno ha apertamente insinuato o affermato un nesso causale tra il diniego di Heidegger e il suicidio di Celan, siamo autorizzati, se non a riprendere expressis verbis quell’insinuazione, almeno ad “accostare” il “fatto” del diniego al “fatto” del suicidio - sulla base di un'Associazione coatta particolarmente ardita. Sicché un passo violentemente allusivo come «Heidegger gli negò quella parola. Tre anni dopo Celan si suicidò» si scrive quasi da sé.)

La Voce funziona sulla base di due presupposti: (1) Heidegger, in ragione del suo coinvolgimento con il nazismo, è nella posizione di dovere esplicitamente condannare lo sterminio, ovvero di chiedere scusa per il proprio ruolo a supporto del nazismo stesso; (2) Celan, in quanto ebreo e scampato allo sterminio, è nella posizione di chiedere tale parola di condanna e/o di scusa. Per “parola” si intende qui un tipo di proposizione vertente su circostanze date, volta a produrre un certo effetto – in altri termini: una sorta di atto illocutorio, ovvero una modalità del dire, e una forma di senso, interamente irrigiditi. Poiché – così suggerisce la Voce – Celan chiese a Heidegger quella parola, e di quella parola non vi è traccia, l’episodio fornisce un’ulteriore conferma del pertinace (cripto-)nazismo di Heidegger, oltre che della sua ostinata e, a questo punto, impietosa negazione/rimozione di ogni colpa. –

Celan incontrò Heidegger tre volte: nel 1967, nel 1968 e nel 1970 (inoltre, per la tarda estate del 1970 era in progetto una gita nelle valli del Danubio, alla quale avrebbe dovuto partecipare anche lo stesso Heidegger). Che al primo incontro – dei cui momenti salienti mancano testimonianze di terzi – fosse legata una speranza, è detto nella poesia Todtnauberg, che Celan scrisse una settimana dopo. In essa si parla della “speranza” in una “parola a venire” “di un pensante”, mentre in una lettera scritta alla moglie negli stessi giorni, Celan parla della speranza che Heidegger «prenda la penna e scriva qualche pagina in eco [scil. al colloquio avuto], anche di avvertimento, in quest’ora in cui il nazismo sta rimontando». Infine, dopo il secondo incontro Celan scrive all’amico Franz Wurm: «Sono da pochi giorni tornato dalla Germania, dove tutto è andato bene, anche l’incontro con Heidegger, con il quale ho avuto un colloquio abbastanza lungo e chiaro».

Ora, Paul Celan, per unanime accordo, non poteva frequentare chi anche solo desse adito al sospetto di essersi in qualche modo compromesso con il regime nazista. Sicché dobbiamo presumere che, nonostante le dicerie che circolavano sul conto di Heidegger, egli ritenesse di avere sufficienti garanzie quanto alla condotta di quest’ultimo per incontrarlo non soltanto una prima, ma anche – dopo averlo conosciuto di persona – una seconda e una terza volta. Celan si rivolge dunque al pensatore Heidegger, e proprio da quest’ultimo spera possa provenire un “parola di avvertimento” circa il nazismo montante. In quale modo – diretto o indiretto – tale parola sia giunta, o promettesse di giungere, o invece tardasse a giungere, all’orecchio di Celan, non è dato sapere. Non sappiamo che cosa si siano detti Celan e Heidegger nel primo incontro, né durante quel colloquio “abbastanza lungo e chiaro”. Solo una lettera di Heidegger a Celan è stata ritrovata. Sappiamo invece che, nella prima versione stampata di Todtnauberg (in un’edizione bibliofila del 1968, il cui primo esemplare Celan inviò a Heidegger), si parla della speranza di una parola a venire “senza indugio” (ungesäumt). Nella versione successivamente inserita nella raccolta Lichtzwang (1970), l’espressione “senza indugio” è espunta. Può darsi, allora, che l’attesa di una rapida parola di eco e di avvertimento sia stata frustrata. In ogni caso, ribadendo più tardi la “speranza di una parola a venire di un pensante”, il poeta non ha ritenuto di condizionare tale speranza a quella sua attesa.

(I. De G.)

Voce utilizzata nei seguenti Articoli

1980626IAV

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