Citazione selettiva

Da Libro bianco.

Indice

Categoria: Metodi

Che cos'è la citazione selettiva

Detto anche "metodo Vyšinskij", dal nome del pubblico ministero dei processi di Mosca, del quale si ricorda la famosa frase: «datemi dieci righe di chiunque e io lo faccio fucilare.», la citazione selettiva consiste nel citare frasi di un autore strappandole dal loro contesto, in modo che dicano ciò che si vuole che l'autore dica. Ad esempio, se un autore scrive la frase seguente: «E' del tutto fuori luogo affermare che il nazismo è un bene», il citatore selettivo prenderà la frase «Il nazismo è un bene» e la userà come prova testuale del filo-nazismo dell'autore in questione. E' quindi sufficiente che i successivi citatori non leggano il testo originale (cosa piuttosto frequente nella prassi accademico-giornalistica) perché la citazione selettiva generi una "verità" interpretativa riconosciuta e accreditata.

Come funziona

Il metodo della citazione selettiva è all'origine di molte delle Voci su "Heidegger e il nazismo", come quella secondo cui egli avrebbe osannato l'Aereo del Führer, o secondo cui i suoi corsi e seminari erano gremiti di Studenti in uniforme da SS, oppure quelle, più recenti ma non meno fantasiose, secondo cui Heidegger avrebbe approvato l'Eugenetica nazista e avrebbe definito la Shoah come autoannientamento degli Ebrei.

Esempi da Domenico Losurdo

La pubblicistica sul caso-Heidegger è ricca di esempi di citazione selettiva. A volte la selezione avviene semplicemente troncando il periodo nel punto opportuno, in modo da far dire a Heidegger l'esatto contrario di ciò che egli intendeva dire. Un maestro di questo metodo è il prof. Domenico Losurdo. Ecco tre esempi tratti dal suo libro La comunità, la morte, l'occidente. Per comprendere come operi la citazione selettiva, riportiamo in corsivo il testo di Heidegger e in tondo il testo del prof. Losurdo. Primo esempio:

(pag. 128:) «Qui [nell'Introduzione alla metafisica] leggiamo: "Se lo spirito viene ridotto a intellettualità ( Intelligenz) - e questa riduzione il marxismo la conduce all'estremo - allora è perfettamente giusto dire che, per resistere a ciò, nell'ordinamento delle forze elettive dell'esserci umano, bisogna costantemente subordinare lo spirito, cioè l'intellettualità, all'operosità fisica e al carattere." E' giusto che gli intellettuali sovversivi vengano messi in condizione di non nuocere.»

La citazione è troncata nel punto che permette al prof. Losurdo di far dire a Heidegger "è perfettamente giusto dire che...", e di trarre quindi l'inevitabile conclusione: Heidegger considera perfettamente giusto subordinare lo spirito all'operosità fisica, e dunque, fuor di metafora, eliminare gli intellettuali marxisti. Solo che il testo di Heidegger, dopo il punto, prosegue: «Ma questo ordinamento non risulta più valido appena l'essenza dello spirito sia colta nella sua vera realtà.»[1] Dunque: questo ordinamento [in cui lo spirito è subordinato all'operosità fisica] non è valido alla luce della vera essenza dello spirito - o, per lo meno, di quella che Heidegger qui ritiene essere la sua vera essenza. Heidegger sta insomma dicendo l'esatto contrario di quello che il prof. Losurdo vorrebbe fargli dire.

Secondo esempio:

(pag. 128:) «Il filosofo esprime il suo apoggio anche a certe misure minute del regime. Subito dopo la Machtergreifung, gli studenti nazisti lanciano una campagna per una sorta di epurazione linguistica: "La purezza della lingua e della produzione letteraria dipende da te! Il tuo popolo ti ha lasciato la lingua in fedele custodia". E Heidegger: "Le organizzazioni per la purificazione della lingua e contro il suo progressivo degrado meritano rispetto".»

Di nuovo, Losurdo omette di citare il seguito del testo di Heidegger: «Ma attraverso tali iniziative risulta solo, alla fine, ancor più chiaramente provato che, per ciò che concerne la lingua, non si sa più di che cosa si tratti...».[2] Strano modo di formulare il proprio "appoggio a certe misure minute del regime"...!

Terzo esempio:

(pag. 105:) «Per un altro verso, anche Heidegger è dell'opinione per cui "il bolscevismo è in effetti giudaico": una tesi che - è stato fatto notare - ci conduce nelle vicinanze di Hitler e dei suoi ispiratori e ideologi.»

(E chi lo avrebbe "fatto notare"? In nota, Losurdo cita la p. 44 del saggio di Otto Pöggeler "Heideggers politische Selbstverständnis",[3] in cui però tale "accostamento" non è affatto suggerito). In ogni caso, Losurdo si dev'essere accorto di essere stato un po' troppo sbrigativo nella citazione selettiva e, nella pagina seguente, torna sulla frase di Heidegger citando un più ampio estratto della partizione 19 dei Beiträge zur Philosophie (GA 65, p. 54) da cui tale frase è tratta:

«certo, dato che il dominio della ragione in quanto livellamento di tutti è solo la conseguenza del cristianesimo e questo è in fondo di origine ebraica (cfr. il pensiero di Nietzsche sulla rivolta degli schiavi nella morale), il bolscevismo è in effetti giudaico; ma allora anche il cristianesimo è in fondo bolscevico! E quali decisioni diventano a partire da ciò necessarie?» (trad. Losurdo, p. 106)

La frase "il bolscevismo è in effetti giudaico", che nella pagina precedente è citata così, avulsa dal contesto è, in tutta evidenza, parte di una reductio ad absurdum: se il bolscevismo è giudaico, allora dobbiamo dire che il cristianesimo è bolscevico (ecco l'assurdo!). Ebbene, qual è la conclusione di Losurdo? Stiamo a sentire:

«Dunque, il problema non può essere risolto con l'isolamento o l'estirpazione del presunto agente patogeno esterno. In questo senso, il rifiuto dell'antisemitismo è netto: per fare i conti definitivamente con la democrazia e il bolscevismo, è necessario, invece, procedere a una rilettura impietosa della storia dell'Occidente e della modernità, a partire già dal cristianesimo, di cui però viene subito sottolineata l'origine ebraica. Ed è così che il rifiuto dell'antisemitismo si salda strettamente con l'antigiudaismo».

Ricapitolando: Heidegger rifiuta la tesi antisemita del giudeo-bolscevismo, ma - ed ecco che l'iniziale citazione selettiva fa il suo gioco - all'unico scopo di proporre una più radicale "soluzione" al "problema" (!). Insomma Heidegger e Hitler - "nelle cui vicinanze" la sua frase selettivamente citata "ci conduce" - marciano divisi per colpire uniti.

Il metodo chirurgico

Altre volte la selezione è operata in modo più "chirurgico", asportando parti o spezzoni di frasi che vengono poi ri-assemblati ad arte. Ecco tre esempi dal libro di un "allievo" ideale del prof. Losurdo, e cioè Emmanuel Faye, Heidegger: l'introduction du nazisme dans la philosophie:

1. (p. 440:) «Nel 1941-1942, nel corso redatto ma non pronunciato su La metafisica di Nietzsche, [Heidegger] non esita a presentare "l'allevamento (Züchtung) dell'uomo" e il "principio dell'istituzione di una selezione razziale" (Rassenzüchtung) come "metafisicamente necessari" (metaphysisch notwendig)!»

Ecco che cosa dice il testo di Heidegger da cui sono asportati i tre spezzoni:

«Solo lì dove la soggettività incondizionata della volontà per la potenza diviene verità dell'ente nella sua interezza, diviene attendibile, e quindi metafisicamente necessario, il principio sul quale si instaura una selezione razziale, vale a dire: non la semplice formazione di razze che crescono e si sviluppano a partire da se stesse, ma il pensiero, consapevole di sé, della razza.»

Il lavoro di citazione selettiva riesce nel non facile compito di trasformare questa frase nel suo esatto contrario, ossia in un... "elogio" della selezione razziale!

2. (p. 512:) «Negli anni '30 Herrmann Heidegger fu, secondo la sua stessa testimonianza, ancora più nazionalsocialista dei suoi genitori.»

Ed ecco cosa dice la testimonianza di Herrmann Heidegger (figlio maggiore di Heidegger):

«A quell'epoca ero uno scout e divenni rapidamente un capo entusiasta dell'organizazione della gioventù <nazista>. Era il 1934. A partire da quel momento, e per molti anni, ebbi con i miei genitori numerose discussioni. Mi dicevano: "ragazzo, quello che vedi non è così positivo come pensi". E' grazie a loro se, nel 1937 [al compimento della maggiore età] non sono entrato nel partito.» (Badische Zeitung, 30 maggio 1996)

3. A p. 505, nel maldestro tentativo di dimostrare che alcuni "allievi francesi" di Heidegger sarebbero dei cripto-"negazionisti", e dunque dei pericolosi criminali al pari del loro "maestro" (si veda la voce Negazionismo), E. Faye cita selettivamente una frase da un testo di François Fédier: «Ma il nichilismo, di cui il nazismo resta il primo compimento storico, non è in se stesso criminale. Non è neppure neutro, ma, in quanto fenomeno storico, portatore - allo stesso modo - di possibilità positive e di possibilità negative.»

Il testo di Fédier, che commenta una frase di Heidegger in Einführung in die Metaphysik, dice:

«La "verità è grandezza interne" del nazionalsocialismo consistono dunque nel fatto che esso è la prima configurazione concreta del nichilismo compiuto nella storia. / Per non lasciare niente nell'ombra, dobbiamo aver compreso che il nichilismo non è pensato da Heidegger come declino o decadenza, né è visto come un fenomeno unilateralmente malefico. Ecco perché la formulazione del 1935 non è errata. Oggi noi sappiamo che il nazismo fu un esito interamente criminale del nichilismo. Ma il nichilismo, di cui il nazismo resta il primo compimento storico, non è in se stesso criminale. Non è neppure neutro, ma, in quanto fenomeno storico, portatore - allo stesso modo - di possibilità positive e di possibilità negative. / Non confondiamo nichilismo e nazismo. Il nazismo ha realizzato la prima figura criminale del nichilismo compiuto. Ma non ogni crimine è nichilista. Anche prima dell'epoca del nichilismo, l'umanità ha conosciuto tutti i tipi di crimine corrispondenti al momento della storia in cui si trovava.» (Critique et soupçon)

Miscellanea

Un ultimo esempio di citazione selettiva "estemporanea" è fornito ancora E. Faye, questa volta non nel suo libro, ma in una trasmissione televisiva (Bibliothèque Medicis 23 Febbraio 2007, Public Sénat <www.publicsenat.fr>). In tale occasione, E. Faye ha attribuito a Heidegger l'idea che "l'essere dello Stato consiste nel fatto che la polizia arresta un sospetto". La frase è estrapolata da Einführung in die Metaphysik, p. 46: «Uno Stato "è". Ma in che cosa consiste il suo essere? Forse nel fatto che la polizia di Stato arresta un sospetto? O nel fatto che nella cancelleria vi siano molte macchine da scrivere in azione, che trascrivono quello che dei segretari di Stato dettano loro? O ancora nel colloquio tra il Führer e il ministro degli affari esteri inglese? Lo Stato è. Ma dove si trova il suo essere? E, in generale, si trova in qualche posto?» - dove è più che evidente che l'essere dello Stato non "si trova" affatto lì dove E. Faye vorrebbe metterlo.

Si veda anche il Metodo Coincidentia verborum.

Note

  1. Martin Heidegger Introduzione alla metafisica, trad. it., p. 57.
  2. in Heidegger und die praktische Philosophie, Gethmann-Siefert e Pöggeler ed. (Frankfurt/M.: Suhrkamp, 1988)

Metodo impiegato nei seguenti Articoli:

1980724IMA Il manifesto 24 luglio 1998 Heidegger in discesa libera Sandro Mezzadra

2050814IAV Avvenire 14 agosto 2005 Su Heidegger l'ombra dei nazi Andrea Galli

2061030ILE Left 30 ottobre 2006 Faye, la verità su Heidegger Livia Profeti

2120503ICS1 Corriere della Sera, 3 maggio 2012 «Così pubblicò i suoi corsi per celebrare il nazismo» Emmanuel Faye

21502082ICS Corriere della Sera, 8 febbraio 2015 Heidegger: «Gli ebrei si sono autoannientati» Donatella Di Cesare

2150417ICS Corriere della Sera, 17 aprile 2015 Addio Heidegger! Richard Wolin

2150731ICS Corriere della Sera, 31 luglio 2015 Il monito di Heidegger ai Tedeschi: "Non piegatevi alla democrazia"Donatella Di Cesare

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