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Da Libro bianco.

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Il filosofo e il campo di sterminio

La storia processa la filosofia e il principale filosofo del Novecento, Martin Heidegger, finisce accusato di apologia dello sterminio degli ebrei, ora sulla base dei suoi Quaderni neri in via di pubblicazione.


Il Giornale, 10 febbraio 2015


Marcello Veneziani


La tesi sconcertante di Heidegger, ridotta all'osso, è che il nazismo è stato il braccio armato dell'ebraismo metafisico per annientare gli ebrei in una catena di smontaggio umano. L'ebraismo metafisico è per Heidegger il motore della modernità e coincide col dominio planetario della Tecnica e lo sradicamento universale, il primato della finanza e l'oblio dell'Essere. Quel seme metafisico si servì del nazismo come del comunismo ma si esprime alla massima potenza nell'americanismo.

Vorrei far notare quattro cose. La prima, il pensiero di Heidegger era già delineato prima che il nazismo si affacciasse all'orizzonte, non possiamo ridurlo a Hitler. La seconda, il suo antisemitismo metafisico si inscrive in un millenario pregiudizio che accomunò Dante, Shakespeare e gran parte della cultura occidentale, incluso Marx (ebreo), per non dire della tradizione cristiana. La terza, senza Heidegger non capiremmo gran parte della filosofia del nostro tempo e heideggeriani furono pensatori politicamente collocati a sinistra più che a destra, anche da noi. Infine, ma quanti venerati filosofi e intellettuali adorarono Lenin e Stalin, Mao e i khmer rossi, giustificarono i loro massacri e nessuno li marchia d'infamia? Per un Martin Peccatore coi suoi quaderni neri quanti Cattivi Maestri coi loro quaderni rossi?


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