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L'Heidegger inedito sugli ebrei: "Nella Shoah si autoannientarono"

L'ultima scoperta dai "Quaderni neri" del filosofo tedesco. Che scriveva: "Gli Alleati hanno fermato il progetto del popolo tedesco. Una colpa peggiore di Auschwitz" Torna ad allungarsi l'ombra dell'antisemitismo sulla figura del filosofo tedesco Martin Heidegger.


Il Giornale, 9 febbraio 2015


Ivan Francese


Nuove frasi choc che rivelano come Heidegger ritenesse che l'Olocausto fosse "l'autoannientamento degli ebrei": la tesi emerge dal nuovo volume dei "Quaderni neri", che sta per essere pubblicato in Germania dall’editore Klostermann.

Cinquecentosessanta pagine di appunti redatte tra il 1942 e il 1948, tra cui un quaderno risalente al 1945-46, recuperato la scorsa primavera dopo che si pensava fosse andato perduto. Si tratterebbe di un tassello fondamentale per ricostruire il pensiero del filosofo tedesco in merito all'ebraismo e all'Olocausto negli anni a cavallo della Seconda guerra mondiale.

Sono i mesi, in particolare, in cui la Germania conosce la sconfitta per la seconda volta in meno di trent'anni: il suolo tedesco invaso dagli eserciti stranieri, il Paese in macerie, il sogno del Reich millenario infranto. Heidegger ragiona sulla "storia dell'Essere", alla ricerca di una via per salvare l'anima dell'Occidente. E quando filosofa, lo fa anche sugli ebrei. Con tesi inquietanti.

Nella shoah gli ebrei si sarebbero autoannientati; la responsabilità è quindi solo loro, il termine-chiave "Selbstvernichtung", autoannientamento. Già nel 1940 e nel 1941, per la verità, come scrive il Corriere, era stata menzionata la necessità di una "purificazione dell'Essere", in relazione alla nozione di autoannientamento.

Nella concezione heideggeriana gli ebrei sarebbero quindi gli agenti della modernità, colpevoli di aver minato le fondamenta dello spirito occidentale, collaborando all'accelerazione della tecnica. Unico baluardo contro questa deriva sono il popolo tedesco e il suo spirito. E, conclude Heidegger, cos'è Auschwitz se non l'industrializzazione dello sterminio? Promotori dell'accellerazione della tecnica, gli ebrei si sarebbero così autodistrutti.

La "comunità degli ebrei — scrive nel 1942 — è nell’epoca dell’Occidente cristiano, cioè della metafisica, il principio di distruzione. Solo quando quel che è essenzialmente 'ebraico', in senso metafisico, lotta contro quel che è ebraico, viene raggiunto il culmine dell’autoannientamento nella storia".

L'olocausto sarebbe quindi il "sommo compimento della tecnica" che, consumata ogni cosa, avrebbe finito per usurare se stessa. Ciò che distruggeva avrebbe finito per distruggere, in ultima istanza, anche se stesso. Solo dopo la fine, rappresentata dall'ebreo, può avere inizio il "nuovo mattino europeo".

Certo, alla fine della guerra, l'annientamento del popolo ebraico, per quanto immane, non ha raggiunto tutti: gli agenti di quella macchinazione potrebbero sembrare i vincitori, rappresentando ancora un pericolo per i tedeschi, a rischio di essere trascinati nel loro "ingranaggio di morte".

"Gli Alleati - conclude Heidegger - non hanno compreso la missione dei tedeschi e li hanno fermati nel loro progetto planetario. Questo crimine sarebbe ben più grave di tutti gli altri crimini, questa colpa non avrebbe termini di paragone, neppure con le "camere a gas" (espressione inserita tra virgolette!). Per la storia dell’Essere il vero incommensurabile misfatto è quello compiuto contro il popolo tedesco che avrebbe dovuto salvare l’Occidente."


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