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Da Libro bianco.

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Quelle lezioni inascoltate di Stefan Zweig all'Europa

Il titolo è un particolare non trascurabile. Segna una distanza, un capovolgimento di valori. Il titolo è Zeit und Welt , cioè Tempo e mondo


Il Giornale, 11 gennaio 2015


Daniele Abbiati


Stefan Zweig prende Sein und Zeit (cioè Essere e tempo ) di Martin Heidegger e lo rovescia come un calzino. No, dice, il tempo non è nell'essere, al contrario: l'essere sotto forma di mondo è nel tempo. Sedici anni separano il colossale, inespugnabile castello del pensiero di Heidegger, pubblicato nel 1927, dalla sobria, accogliente villetta in cui trovano alloggio brevi saggi e conferenze di Zweig, che vede la luce nel 1943. E un abisso di eoni separa il profondissimo e geniale filosofo tedesco filo-nazista dall'altrettanto profondo (ma in orizzontale, sull'orizzonte per l'appunto temporale proprio degli uomini in carne e ossa) scrittore austriaco ed ebreo.

Quei testi sentitissimi e scritti con il cuore in mano sono da poco usciti per la prima volta tutti insieme in italiano sotto il bellissimo, umanissimo titolo da Piano B (pagg. 196, euro 15, traduzione di Emilio Picco). Con un sottotitolo posticcio ma non fuori luogo «Solo gli uomini muoiono, mai le idee». Coprono un cruciale arco temporale, dal 1914 al 1939 (non dal 1904 al 1940, come erroneamente riportato in copertina), ovvero dalle prime fasi della Prima guerra mondiale alle prime fasi della Seconda guerra mondiale. Un quarto di secolo passato a tentare di far ragionare la gente che aveva perso completamente la bussola, un quarto di secolo passato a urlare sottovoce richiamando l'umanità intere al rispetto del proprio diritto-dovere di essere unita e solidale contro le forse del Male, dal nazionalismo, cocaina (più che oppio) dei popoli alla follia nazista, overdose di una malintesa volontà di potenza che stravolge anche il pensiero di quel convinto europeista che fu Nietzsche.

Il ruolo degli intellettuali e dei costumi, le derive autoritarie insite negli insegnamenti scolastici, la piccineria e la fellonia dei governi, il conformismo delle classi alte e basse, la debolezza dell'internazionalismo perennemente ostaggio degli interessi. Stefan ci fornisce una lezione di storia buona per il suo e per il nostro presente. Ma, come vediamo tutti i giorni, una lezione che ci ostiniamo a non imparare.


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