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Da Libro bianco.

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Heidegger il nazista l'essere o l'ebreo

La studiosa Donatella Di Cesare indaga nel suo nuovo saggio di prossima uscita sull'antisemitismo metafisico del filosofo


Il Secolo XIX, 10 novembre 2014


Simone Regazzoni


"HEIDEGGER è certamente un grande filosofo che à stato anche un nazista tra i tanti. Che la filosofia si arrangi! Non se la caverà né con la negazione dei fatti, né con la scomunica". Con queste parole Alain Badiou liquidava la delicata questione del rapporto tra Heidegger e il nazismo in un libro dedicato a "Heidegger. Il nazismo, le donne, la filosofia". La formula, all'apparenza provocatoria, era in realtà un modo preciso per dire che non c'è soluzione semplice alla questione "Heidegger e il nazismo", benché fino ad oggi si siano battute, di preferenza, due scorciatoie. Secondo alcuni, Heidegger è stato un nazista convinto: la sua filosofia, dunque, non dovrebbe più essere studiata; secondo altri Heidegger ha commesso, per breve tempo, un errore politico, in cui però la sua filosofia non è implicata. Si tratta di due posizioni esemplarmente incarnate, in quello che è a tutti gli effetti un processo postumo a Heidegger, da Emmanuel Faye, l'accusa, e Francois Fédier, la difesa.

Ora, entrambe le posizioni hanno il grosso limite di non pensare filosoficamente la questione del rapporto tra Heidegger e il nazismo. Ma che cosa significa pensare filosoficamente il nazismo di Heidegger? Come può "ar- rangiarsi" la filosofia, per riprendere le parole di Badiou, con la grandezza di un filosofo nazista?

La recente pubblicazione in Germania, per i tipi di Klostermann, degli "Schwarze Hefte", i "Quaderni neri" di Heidegger curati da Peter Trawny, getta una nuova, cupa luce sull'intera vicenda.

Perché dai "Quaderni" che Heidegger voleva fossero pubblicati postumi, emerge ciò che fino ad ora era rimasto latente, benché leggibile tra le righe: l'antisemitismo di Heidegger. All'indomani dell'offensiva a est annunciata da Hitler il 22 giugno 1941, Heidegger scrive nel quaderno intitolato "Riflessioni": "La questione riguardante il ruolo dell'ebraismo mondiale non è una questione razziale bensì la questione metafisica su quella specie di umanità che, essendo per eccellenza svincolata, potrà fare dello sradicamento di ogni ente dall'essere il proprio "compito" nella storia del mondo".

L'antisemitismo emerge nei "Quaderni" in una luce particolare: si tratta di un antisemitismo "metafisico", legato alla questione ultima della filosofia, l'Essere, e non al volgare razzismo. Ma questo non significa sia meno grave e pericoloso, tanto più che la questione della razza nel nazismo, a partire dalle leggi di Norimberga, non è mai stata una questione puramente biologica. É da qui, allora, che occorre partire se si vuole provare a pensare filosoficamente il rapporto tra Heidegger e il nazismo.

È quello che fa Donatella Di Cesare nel suo ultimo libro "Heidegger e gli ebrei. I "Quaderni neri" (Bollati Boringhieri, 359 pagine, 17 euro) in libreria dal 14 novembre. Un libro fondamentale per tutti coloro che, d'ora in poi, affronteranno non solo questo tema, ma più in generale il pensiero di Heidegger; un libro che unisce accuratezza filologica, profondità teoretica e, nonostante la difficoltà dei temi trattati, chiarezza espositiva.

Di Cesare non si occupa solo di Heidegger, ma ricostruisce la storia filosofica della "questione ebraica" mostrando come la figura dell'Ebreo come essere senza luogo, senza essenza, menzognero, abbia una genealogia filosofica. E tuttavia, al centro del libro, c'è Heidegger e l'idea che la questione dell'Ebreo sia inscritta al cuore della filosofia heideggeriana, direttamente legata alla questione dell'Essere. Di Cesare non cede a nessun tipo di spiegazione storico-biografica, nè incorre nelle ingenuinità filosofiche che costellano i volumi dedicati a Heidegger e il nazismo: si muove, senza fare sconti ma senza cedere a inutili esorcismi, nel cuore di tenebra della filosofia Heideggeriana dove si fronteggiano l'Essere e l'Ebreo. "Nei "Quaderni neri" Heidegger parla degli ebrei e dell'ebraismo. A chiare lettere scrive che la `questione ebraica' è una questione metafisica. Contro ogni possibile fraintendimento avverte che il tema va affrontato entro la storia dell'Essere. Qual è allora il rapporto tra l'Essere e l'Ebreo? In che modo l'Ebreo minerebbe l'Essere?".

La risposta che Di Cesare dà a questi interrogativi coinvolge l'intera filosofia heideggeriana. L'Ebreo è un nemico metafisco, perché è stato parte attiva nella storia della metafisica come oblio dell'Essere. Se il Tedesco è l'ultimo baluardo per la rammemorazione dell'Essere, l'Ebreo sta dalla parte dell'ente e dell'oblio dell'Essere: ecco la differenza, al contempo ontologica e politica, in cui ne va dell'amico e del nemico. In questo senso, allora, la questione dell'adesione di Heidegger al nazismo non è più un errore o un incidente politico, ma diventa una decisione coerente con la sua filosofia. Come scrive Di Cesare: "La radicalità di questo antisemitismo getta nuova luce sull'impegno del 1933 che non è stato né un incidente né un errore. Piuttosto e stato l'esito di una scelta politica coerente con il suo pensiero. E di una coerenza esemplare appare anche il suo silenzio successivo".


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