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Da Libro bianco.

Ecco l’Heidegger dei “Quaderni neri” (I rapporti tra il filosofo e la politica)

A Pisa un convegno internazionale organizzato dal prof. Fabris


Il Tirreno, 4 luglio 2014


Lorenzo Vannozzi


Qual'è il rapporto di Heidegger con la politica, ma in generale della filosofia?”

«Si divide in due parti. Nel caso di Heidegger l'antisemitismo non è stato rozzo e militante: aveva un'idea molto filosofica e astratta degli ebrei, giudicandoli i rappresentanti del pensiero moderno. Aveva una concezione pericolosa dell'ebraismo su un piano molto astratto. Quindi ci siamo chiesti quanto la filosofia può incidere sulla politica: il discorso sarebbe ampio, ma ci dev'essere una radicale distinzione tra la libera ricerca filosofica senza compromesso del potere e una filosofia che si trasforma in ideologia di servizio».

Come mai questi quaderni sono rimasti nascosti per anni?

«Dovevano essere pubblicati solo alla fine delle opere e ci sarebbero voluti almeno altri vent'anni. Si è voluto fare chiarezza su un dibattito che molto spesso, senza riferimenti a testi precisi, accusava Heidegger di antisemitismo concreto o cercava di difenderlo in tutti i modi. Era antisemita, ma aveva questa concezione molto astratta e metafisica. Parlava degli ebrei in generale come parlava dei tedeschi o greci antichi».

Non essendo un'opera ufficiale, ma una serie di appunti personali, perché risulta importante approfondire questi studi?

«Questi appunti iniziano col 1931 e sono stati stesi fino agli anni '60. Questi primi tre volumi vanno fino al 1941 e poi si continuerà a pubblicare anche gli altri per approfondire ancor di più il pensiero di Heidegger».

È soddisfatto dell'esito e della partecipazione del seminario?

«C'è stata una grande partecipazione e un valore culturale molto importante. Per la prima volta è stata fatta a livello europeo e il principale relatore era appunto il cultore ed editore di questi quaderni neri».

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