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Se Heidegger finisce arruolato tra le file socialdemocratiche

Corriere della Sera 19 luglio 2011


Armando Torno


Nel 2007 apparve per la McGill-Queens University Press, curato da Santiago Zabala, un volume collettivo di saggi in onore di Gianni Vattimo. Nei primi mesi del 2012 vedrà la luce da Garzanti, tradotto da Lucio Saviani. Tra i contributi ve n' era uno di Richard Rorty (l' 8 giugno di quell'anno moriva a New York) che metteva in luce una tesi dello stesso Vattimo, già comprensibile nel titolo: A sinistra con Heidegger. E ora queste pagine escono in anteprima sul numero oggi in libreria di «MicroMega», insieme a un saggio di Paolo Flores d' Arcais (presente nella raccolta americana) e a una conversazione tra Vattimo e Daniel Gamper. Va detto che Rorty, dopo aver utilizzato tutte le precisazioni di carattere politico («Heidegger era un nazista coinvolto e un uomo molto disonesto») e quelle esistenziali («La sua vita ci fornisce prove ulteriori che il genio tra i filosofi, gli artisti e gli scienziati non ha un particolare rapporto con la decenza umana»), mette in evidenza il fatto che Vattimo consideri il lavoro del pensatore tedesco sulla modernità come «la migliore base teoretica per iniziative politiche e sociali di sinistra». E questo anche se certi lettori potranno sobbalzare pieni di sgomento al solo accenno di un Heidegger «socialdemocratico» e faranno qualche fatica a convincersi che le politiche di sinistra «troverebbero un beneficio dalla rinuncia al razionalismo illuminato».

Rorty, tuttavia, ricorda loro che anche John Dewey, il più influente pensatore socialdemocratico americano, fu ripetutamente accusato di irrazionalismo e che dopo aver esaminato Essere e tempo disse che gli sembrava il suo Esperienza e natura «tradotto in tedesco trascendentale». E non perde l' occasione per un' osservazione puntuta: «Se Dewey avesse vissuto abbastanza da leggere gli ultimi scritti di Heidegger, avrebbe visto che essi raccolgono temi presenti nel suo La ricerca della certezza». Insomma, in quel convegno il filosofo statunitense presentò la via di Vattimo senza dimenticare di mettere in chiaro che «Heidegger, smesso di essere nazista, non adottò una posizione politica diversa», anche perché «non riponeva speranze nel mondo moderno, che vedeva dominato da una fede assoluta nella tecnologia». Per Rorty il tanto discusso pensatore tedesco «prese in giro la speranza che iniziative politiche concrete potessero cambiare il suo destino». Alla fine il giudizio è comunque positivo, giacché il modo con il quale Vattimo «tesse insieme cristianesimo, Heidegger e ideali democratici è tanto audace quanto originale».


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