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Da Libro bianco.

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Nelle lezioni del '33 il filosofo avviò lo strappo da Hitler

FILOSOFIA IN UN LIBRO I TESTI CON CUI PASSÒ DALL' UBRIACATURA PER IL FÜHRER ALLE CRITICHE

La ricerca della verità Marinotti pubblica per la prima volta in italiano i corsi tenuti durante il rettorato


Corriere della Sera 16 aprile 2011


Armando Torno

Martin Heidegger cominciò presto a porsi domande sulla verità. In Essere e tempo - la prima edizione è del 1927 - si trovano le questioni di fondo della sua ricerca, in particolare egli fissava le coordinate per ristabilire il luogo ontologico nel quale la verità si costituisce. Notò, tra l' altro, che essa «deve avere pure qualcosa di valido se perdura». Poi, nell' autunno-inverno 1930, terrà a Brema, Marburgo e Friburgo, e la ripeterà nell' estate del 1932 a Dresda, la conferenza L' essenza della verità, la medesima che sarà pubblicata soltanto nel 1943 e poi inclusa nell' opera Segnavia (tradotta da Adelphi nel 1987). Quel che si legge in questo breve testo è indispensabile per comprendere il corso universitario che il filosofo svolgerà a Friburgo nel semestre invernale 1931-32: le lezioni, dal 27 ottobre 1931 al successivo 26 febbraio, avevano come titolo L' essenza della verità (tradotte da Franco Volpi per Adelphi nel 1997). Dopo l' incarico a Hitler del 30 gennaio 1933, Heidegger è coinvolto nel nuovo clima e in marzo entra nella Comunità di lavoro politico-culturale dei docenti universitari, il 3 aprile in una lettera a Jaspers ribadisce la sua volontà di agire, il 3 maggio è tesserato (con la data del giorno 1) nel Partito nazionalsocialista, il 27 si celebra la sua nomina a rettore dell'Università di Friburgo.

Il 30 giugno ad Heidelberg tiene la conferenza L'università nel nuovo Reich e Jaspers nella sua Autobiografia nota: «... anch' egli preso da quella ubriacatura...». Il 3 novembre sul Bollettino universitario viene pubblicato il discorso d' inaugurazione del semestre nel quale Heidegger indica Hitler come punto di riferimento e l' 11, a Lipsia, ribadisce le sue posizioni. Ma in quei mesi sta accadendo qualcosa nella mente del filosofo. Nel semestre estivo del 1933 tiene un corso dal titolo Die Grundfrage der Philosophie, ovvero L'interroganza di fondo della filosofia. All' inizio la questione posta è sulla «nobiltà dell' istante geniturale»; poi esamina, tra l' altro, le posizioni di Hegel, Kant, Descartes, Wolff, Baumgarten.

Nell' ultima pagina si legge: «Il popolo tedesco non appartiene a quei popoli che hanno perso la loro metafisica». Quel qualcosa che dicevamo prende forma nel corso del semestre invernale 1933-34, che ha come titolo Vom Wesen der Wahrheit, cioè Dello stanziarsi della verità. Già nel primo capitolo della parte prima, Heidegger invita a riflettere sulla «liberazione dell' uomo verso la luce d' origine» ma anche sulla condizione di chi si trova «nella caverna», chiamando in causa quanto Platone scrive nel VII libro della Repubblica, quell' allegoria che immagina uomini incatenati in un antro e in grado di vedere sul fondo soltanto le ombre degli oggetti che scorrono davanti all' ingresso.

Sono pagine densissime, che esaminano il bene, la libertà; soprattutto offrono riflessioni formidabili sulla verità. Ora, sia il corso del semestre estivo 1933 che quello invernale ricordato, vedono la luce in italiano con il titolo Che cos' è la verità? (da lunedì in libreria per Christian Marinotti Edizioni, pp. 336, 30). Tradotti da Carlo Götz, tali scritti ebbero la prima edizione tedesca nel 2001 a cura di Hartmut Tietjen. In questa pagina anticipiamo uno stralcio che nel testo è posto in corsivo e reca il titolo A proposito del 30 gennaio 1933. È un attacco a Erwin Guido Kolbenheyer (1878-1962), scrittore o «filosofo popolare» che dir si voglia, molto letto e apprezzato nel Terzo Reich, dal 1933 funzionario culturale dell' Accademia prussiana delle arti. Heidegger è ancora rettore - rassegnerà le dimissioni alla fine di questo semestre invernale -, ma lo strappo è già avvenuto.

E le sue parole, qui date in anteprima, ne sono la prova.


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