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Da Libro bianco.

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Gli occhiali di Heidegger

La Gazzetta del Sud 21 gennaio 2011


Thaisa Frank

"Gli occhiali di Heidegger", opera prima di Thaisa Frank, docente di scrittura creativa all’Università di San Francisco, è un romanzo storico avvincente, tragico, a tratti comico e grottesco.

La seconda guerra mondiale sta per finire e, con essa, anche il folle sogno nazionalsocialista di un dominio germanico e dell’affermazione della pura razza ariana. In un luogo segreto nella foresta della Germania settentrionale, tuttavia, la vita sembra seguire il suo normale corso per Elie Schachten – che a dispetto del cognome tedesco e l’aspetto ariano è figlia di cattolici polacchi – e Gehrard Lodenstein, un ex membro dell’Abwehr (la polizia segreta sciolta dal regime).

Elie e Gherard fanno parte del ristretto e selezionato gruppo della Briefaktion, «Operazione Posta», come l’hanno battezzata al Ministero per l’Educazione del Popolo e per la Propaganda, e ogni giorno, insieme ai loro compagni – ebrei scampati ai campi di concentramento unicamente perché utili al regime, per la loro capacità di parlare una infinità di lingue – ricevono montagne di lettere provenienti dalla Iranische Steasse 65 di Berlino, dove Goebbels ha deciso di fare convogliare tutta la «posta giudea». Centinaia di missive cui questi scrivani devono dare risposta, in modo credibile, usando lo stesso tono e lo stesso stile, delle lettere che i deportati nei campi erano stati costretti a scrivere ai parenti prima di entrare nelle camere a gas. Lettere in cui le vittime lodano le condizioni di vita dei lager, e alle quali, per Goebbels e gli altri gerarchi nazisti, occorre dare riscontro perché, una volta terminata la guerra, la "Soluzione finale" resti ben celata sotto un cumulo di credibili menzogne.

Ma il meccanismo criminale rischia di incrinarsi quando da Berlino giunge un ordine perentorio: rispondere allo stesso modo, a un vivo: il filosofo Martin Heidegger che, dal suo rifugio nella Foresta Nera, è in attesa da tempo di un riscontro dal suo optometrista ebreo, l’ex collega di università Asher Englehardt, al quale ha chiesto un nuovo paio di occhiali. Chi, tra quei 60 scrivani stipati e rintanati in una malga del Nord, potrà rispondere in modo credibile al celebre pensatore vicino al regime nazista, senza correre il rischio di tradirsi e di mettere a repentaglio la vita dell’intero gruppo?

"Gli occhiali di Heidegger" (Neri Pozza, pp. 352, euro17), opera prima di Thaisa Frank, docente di scrittura creativa all’Università di San Francisco, è un romanzo storico avvincente, tragico, a tratti comico e grottesco. Un linguaggio diretto, che porta il lettore negli inferi dell’Olocausto. Ognuna delle 47 lettere riportate e tradotte dall’autrice sono un vero pugno nello stomaco per il lettore contemporaneo.

«Caro Luigi, è stato un viaggio facile anche se lungo. Ti piacerebbe qui. Vieni a raggiungermi. Con affetto, Rosaria». Semplici frasi, forse di una innamorata, che chiede al proprio caro di raggiungerla in un luogo che potrebbe sembrare di villeggiatura. E invece non è altro che una cartolina dell’inferno.


Voci utilizzate nell'articolo

Metodi applicati

Induzione di orrore

Immunitas fictionis

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