2081122ICS

Da Libro bianco.

Indice

Paralleli «Nel regno oscuro»: Giorgio Pressburger racconta la storia contemporanea sulle orme di Dante

Novecento, il secolo dell' Inferno Freud è il nuovo Virgilio. Heidegger e la Arendt come Paolo e Francesca Metodo Un repertorio della cultura alla quale si accede per salti analogici, come in analisi


Corriere della Sera, 22 novembre 2008


Dino Messina


Il Novecento come l' Inferno dantesco. Da quest'idea concepita nove anni fa - l'azione comincia l'11 agosto 1999, giorno dell'ultima eclissi solare del secolo scorso - il drammaturgo e romanziere Giorgio Pressburger ci regala una delle opere più sorprendenti di questa stagione editoriale, Nel regno oscuro (Bompiani). Come Dante esule da Firenze mescola la vicenda biografica alla grande storia e alla cronaca del suo tempo, così il nostro autore parte da un dato personale, il dolore per la perdita del padre e del fratello gemello Nicola, un eccellente giornalista morto di tumore nel 1985, per intraprendere il viaggio nel regno oscuro del secolo dominato dalle ideologie e dalla violenza. Ad accompagnare amorevolmente Pressburger nel suo percorso è Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi che l' autore considera non soltanto uno dei grandi benefattori dell' umanità, ma anche l' autore con il suo corpus scientifico del vero romanzo della borghesia. Capirete che ci troviamo di fronte a un' opera originale e di grande fascino, tra romanzo, poema e repertorio degli orrori e della cultura novecentesca. Una cultura che spesso nasce e si sviluppa nei quartieri ebraci della Mitteleuropa. Il procedimento non è ascensionale nè discensionale secondo quanto avviene nel poema dantesco ma circolare, con passaggi da un capitolo all' altro di tipo analogico, come avviene nelle sedute d' analisi. Qui e lì compaiono atmosfere e trasfigurazioni di personaggi della Divina Commedia ma nel libro di Pressburger si trova poca teologia. Ci si perde invece nella selva di personaggi, negativi e positivi, carnefici e vittime che vivono uno accanto all' altra, quasi a ricostruire l' orrore passato. Al centro della narrazione c' è il delitto per antonomasia - la persecuzione e lo sterminio degli ebrei ad opera dei nazisti. Giorgio Pressburger, classe 1937, ha vissuto direttamente quella tragedia. È sfuggito alla morte nascosto con il fratello Nicola nei sotterranei di una sinagoga a Budapest, mentre il padre era condannato ai lavori forzati in una cava di pietra della Transilvania e la madre nascosta in un ghetto. Non può prescindere da quella tragedia. Così uno dei primi personaggi che incontriamo è Josef Mengele, il sadico dottor morte sopravvissuto alle sue vittime in una tranquilla località argentina. Accanto ai carnefici le vittime, molto spesso protagoniste della cultura, da Edith Stein a Milena Jesenka, la donna amata da Franz Kafka, dalla giovane Anna Frank alla madre di Carlo Michelstaedter, finita a 81 anni in un campo di concentramento dopo esser passata, prima che la tempesta arrivasse, attraverso il dolore più grande, il suicidio del geniale figlio. Incontriamo molti suicidi in questo viaggio analitico nel secolo oscuro, quasi che la vera cifra del Novecento fosse l' autodistruzione. A commettere il peccato di Pier delle Vigne sono Marina Cvetaeva e Primo Levi, Paul Celan e Luigi Tenco. Per poter trovare la conoscenza, la sola che dà la pace e l' uscita dalla nevrosi il paziente-scrittore Pressburger deve conoscere tutto il dolore e l' orrore visto dagli altri: nel regno oscuro del nazismo e nel regno oscuro del comunismo che ha creato vittime illustri che avevano creduto nell' utopia come Isaak Babel, l' autore dell' Armata a cavallo o il poeta Vladimir Majakovskij. Ma anche nel regno oscuro del terrorismo tedesco e italiano. A ogni nome corrisponde una nota, una spiegazione, cosicché le voci narranti sono almeno tre, quella del protagonista, quella dell' analista e infine quella del commentatore. Quasi che Pressburger avesse come modello la Commedia annotata da Gianfranco Contini. E infatti vedremmo bene il testo adottato nelle scuole superiori. In questo repertorio novecentesco la colpa più grave è dei grandi intellettuali che hanno scelto scientemente l' orrore. Non a caso Pressburger raffigura Cerbero, il cane dalle tre teste, con i volti di Ezra Pound, Knut Hamsun e Louis Ferdinand Céline: «Tre, sì, geni, tre farabutti, tre assassini più neri della notte. Mondo, fa che scompaiano nello ieri!». Alcuni interrogativi morali riguardano poi le grandi coppie. Il filosofo filonazista Martin Heidegger e la sua amante ebrea Hannah Arendt sono i Paolo e Francesca dei tempi moderni: la carnalità vince su tutto. Così il protagonista interroga Hannah: «Ti prego, tu tenera e saggia, dura e sensibile, come hai potuto amare un uomo che ha approvato il turpe assassinio di milioni di innocenti della terra?». La Arendt risponde: «Vedi, questo è l' amore. Io non amo popoli, gruppi umani, non c' è in me l'Ahavat Israel, io amo lui, lui, la sua persona, e solo questo, questo è l' amore». Nel regno oscuro, primo volume di una trilogia, si conclude davanti a una montagna di cadaveri. Sono gli antenati dell' autore, gli stessi che sul letto di morte erano comparsi al fratello gemello Nicola. Il viaggio sapienziale e analitico si conclude qui. Il paziente si è finalmente liberato del dolore. Soltanto dopo aver conosciuto tutto il male può accettare la perdita dei suoi cari e riconciliarsi con se stesso. Il secondo volume, ci confida Giorgio Pressburger, riguarderà quei grandi uomini le cui idee si sono realizzate soltanto dopo la loro morte, come Martin Luther King e il Mahatma Gandhi. Il terzo, infine, i personaggi che hanno vissuto bene e a lungo e sono stati causa del male. Come Giuseppe Stalin, Francisco Franco e Antonio Salazar.

Messina Dino


Voci utilizzate nell'articolo

Approvazione dello sterminio


Metodi applicati

Induzione di orrore

Alzata del Genio

Aggettivo squalificativo


Altri articoli collegati

Strumenti personali