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Da Libro bianco.

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È razzismo non sopportare i giamaicani?

La Stampa, 4 settembre 2008


Ferdinando Camon


Un coro di condanne accoglie la frase di George Steiner sui giamaicani: «Sono profondamente anti-razzista - dice in sostanza -, ma non mi piace che dei giamaicani vengano ad abitare vicino a me». Dunque: rispetto per gli altri, apprezzamento per i loro usi e costumi, ma finché non vengono a contatto con me: se mi toccano, mi riservo di far scattare la mia reazione di rigetto. Perché loro, vivendo la loro vita, m’impediscono di vivere la mia.

Temo, purtroppo, che Steiner abbia ragione. E credo che quel che dice oggi non contraddica quel che ha sempre detto, per cui non è soltanto uno studioso che ammiriamo, ma un maestro che amiamo. Dalle università per cui è passato (Princeton, Stanford, Oxford, Cambridge) Steiner ha sempre tenuto d’occhio la letteratura nei rapporti con l’etica e la religione, e ha sempre infilato lo sguardo sulle relazioni fra potere e cultura, incultura e barbarie. Scrivendo questo articolo, non nego di sentire un certo orgoglio per averlo introdotto nella cultura italiana, convincendo Garzanti a tradurre Les Antigones (Le Antigoni, plurale), quando l’Italia non lo conosceva. Dire che ogni suo libro è una rivelazione non è abbastanza, la frase esatta è: «ogni suo libro ci migliora». Qualche dubbio mi lascia, e il lettore di questo giornale lo sa, La lezione dei maestri, un libro nel quale Steiner sostiene che il rapporto maestro-discepolo deve condurre a spartire non la cultura ma la vita, con tutta la sua quota di eros. Un rapporto perfetto fu dunque Martin Heidegger-Hannah Arendt. Questo rapporto l’ho sempre sentito come imperfetto e impossibile. L’eros accecava l’ebrea Hannah come il filonazismo annebbiava Martin. Ma non insisto sull’argomento, qui non conta.

Adesso Steiner viene a dirci che lui teorizza e predica la parità fra tutti gli uomini, l’uomo è in ogni uomo, è giusto che tutti stiano con tutti, ma lui personalmente va in crisi se una famiglia giamaicana diventa sua vicina di casa. Adesso Steiner abita a Cambridge. «È comodo - dice - stare seduti nella propria abitazione e dire che il razzismo è orribile; ma non venitemi a chiedere di ripeterlo dopo che una famiglia giamaicana con sei figli s’è piazzata vicino a casa mia e suona "reggae and rock" tutto il giorno». Non basta: «Da quando ho dei giamaicani vicini di casa, il valore della mia abitazione è crollato». Dunque il problema non è rispettare gli altri, è accettare che gli altri non rispettino te.

È la contraddizione fra la morale universale e la morale personale. Sul piano universale, tutti noi siamo contro la pena di morte, e non riusciamo (io, almeno, non riesco) a capire e ad accettare quell’articolo del Catechismo scritto dall’allora cardinale Ratzinger in cui la condanna a morte viene ritenuta lecita (è l’articolo n. 2267). Abbiamo sempre scritto contro la pena di morte. Ma non sappiamo (io, per quanto mi riguarda, non lo so) come ci comporteremmo con uno sconosciuto che venisse a uccidere un nostro figlio. Non escludo che potrei prendere un’arma e usarla. Nel momento in cui soffriamo un lutto, dovremmo essere interdetti. Ecco perché è giusto che i parenti delle vittime non stiano tra i giudici. L’America li fa sedere davanti alle esecuzioni, ma sbaglia.

Come Steiner, ho degli extracomunitari vicini di casa. Non «come Steiner», ma peggio di Steiner. Questi extracomunitari, circa tremila, riempivano un’intera via di micro-appartamenti, il Comune ha deciso di ricostruire tutti i palazzoni dalle fondamenta e dunque li ha sloggiati. Allora quei poveracci giravano nei dintorni, dormivano davanti alle porte dei condomìni, si stendevano nei vani dietro l’ascensore, e qui facevano pipì e popò. Qualcuno, toccato sul vivo, perché abitava in zona, ha protestato sui giornali. Qualcun altro, che abitava lontano, ha invitato a sopportare, perché questi maghrebini vengono dal deserto e sono abituati a fare pipì e popò a pochi passi dalla capanna. È possibile. Ma il fatto è che a casa loro intorno alla capanna hanno terra ed erba, qui il pavimento intorno ai nostri condomìni è lastricato di marmo. Il traguardo non è che noi ci comportiamo come loro. Il traguardo è che loro imparino a comportarsi come noi. A casa loro i giamaicani possono assordare lo spazio di musica dura, più dura la musica, più alta l’allegria. Ma qui c’è Steiner che scrive, tutto quello che scrive va contro il razzismo, e se non sopporta il baccano perché gl’impedisce di leggere e scrivere, diventa razzista? E perché mai?


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