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Da Libro bianco.

Indice

Il romanzo di Heidegger

Uno scrittore argentino tenta la via della fiction per spiegare il dramma del filosofo.

José Pablo Feinmann ricostruisce il fascino devastante e ipnotico del Maestro. Perché il più grande pensatore del Novecento aderì al nazismo di Hitler? La storia è raccontata in forma di lettera da un ex allievo in procinto di suicidarsi. Il rovello di fondo è che "Essere e Tempo" contenga già i germi del totalitarismo.


La Repubblica, 4 luglio 2007



Antonio Gnoli e Franco Volpi


C´è un ingombrante fantasma che si aggira in questa lunga lettera-romanzo. E´ piccolo e impettito. Il suo nome è Martin Heidegger. Suscita un certo effetto incrociarne il destino sotto forma di un racconto che parla di seduzione, svela equivoci e delusioni, e lo fa partendo da una certa idea di prossimità. Che cosa vuol dire la vicinanza? Che effetto fa stare accanto a un maestro, a un genio, a un demone che incanta e poi si ritrae furtivo dalla scena?

José Pablo Feinmann - scrittore argentino (Buenos Aires, 1943) che da tempo la critica ha segnalato come personalità letteraria di notevole spessore - descrive una zona oscura del Novecento e racconta di una stella finita nella polvere.

Gli astratti pensieri dei filosofi a volte si posano laddove non dovrebbero. Frugano tra le ombre del divenire, convinti di illuminarne il percorso con la forza del linguaggio. Il guaio è che a volte ci riescono. Capita che una luce radente scopra qualcosa. E che questo qualcosa venga scambiato per il tutto. Ma è solo un altro fraintendimento del modo in cui la verità della filosofia ha voluto contendere il primato alla verità del potere. La storia di Heidegger è indicativa delle complicate nozze mistiche tra la filosofia e la politica. Ma ciò che qui interessa non è solo lo scacco di quell´unione, né l´abbaglio che l´ha prodotta, bensì il fatto che quella storia continui a rappresentare una ferita dell´Occidente e del suo modo di declinare la parola «etica».

Temporaneo o organico che sia stato, l´impegno nazionalsocialista di Heidegger è un fatto storico incontestabile. Nel maggio del 1933 l´astro nascente della filosofia tedesca aderì al Nsdap, fu eletto rettore dell´università di Friburgo e, almeno per un anno, fino alla rassegna delle dimissioni nell´aprile del 1934, si impegnò nell´allineare l´attività accademica alle direttive ideologiche del partito.

Un caso abbastanza chiaro, in fondo non diverso da altri. A paragonarlo poi con quello di un altro grande filosofo del Novecento, Giovanni Gentile, che collaborò in modo ben più organico e durevole con il fascismo, potrebbe essere perfino derubricato nell´ordine della gravità. Perché allora, dalla fine della seconda guerra in poi, tante polemiche e tanto accanimento? Perché Heidegger nazista ha fatto scandalo, e con periodica insistenza si è tornati a discutere della sua compromissione, episodica o essenziale che fosse?

Naturalmente perché Heidegger è stato il più grande pensatore tedesco contemporaneo, e il nazionalsocialismo il totalitarismo più tragico del Novecento. Fatichiamo a capire come fu possibile il loro incontro. Perché mai una mente così profonda aderì a un´ideologia tanto barbara? L´imbarazzo è accresciuto dall´ostinato e ingombrante silenzio del maestro teutonico dopo la guerra. Non solo. C´è anche il fatto che la verità storica sulla sua compromissione è venuta a galla soltanto poco a poco, grazie a sempre nuove scoperte e a nuovi accertamenti, succedutisi nel corso degli anni, che hanno contribuito ogni volta ad attizzare le polemiche.

Ma non è solo questo. E´ in gioco qualcosa di più viscerale. Qualcosa che va al cuore della filosofia di Heidegger e tocca l´essenza stessa del pensiero. Lukács, Adorno, Löwith, il giovane Habermas, Guido Schneeberger, Victor Farías, Hugo Ott e recentemente Emmanuel Faye, con le loro prese di posizione, le loro ricerche, la loro documentazione non hanno solo inteso far luce sull´errore storico contingente di Heidegger, sulla caduta del protofilosofo. Hanno anche sollevato, soprattutto, la questione se nel suo pensiero, nella grande opera che l´ha reso immortale, Essere e Tempo, e nella «svolta» che già lì, nei paragrafi finali, si annuncia, non si annidino le premesse teoriche e dottrinali della sua scelta politica in favore del nazionalsocialismo. Il caso Heidegger rimanda in fondo a uno di quegli eterni problemi della filosofia che non hanno soluzione, ma solo storia: il rapporto della saggezza con la tirannide, del pensiero con la politica, della teoria con la prassi, degli intellettuali con il potere.

Con la sua invenzione filosofico-letteraria Feinmann ha probabilmente imboccato la via migliore, certo non per mettere sul caso Heidegger l´impossibile parola «fine», ma per lasciar parlare, se così si può dire, la forza delle cose e far sì, con la giusta sensibilità e dalla giusta distanza, che chiunque capisca la rilevanza del problema e la posta in gioco. E´ la via della finzione letteraria, che con la sua agilità aggira l´indispensabile ma prolissa letteratura scientifica e, intentio obliqua, arriva con maggiore efficacia al punto. Il caso Heidegger diventa finalmente comprensibile a tutti e tutti possono toccare con mano il dilemma di cui egli è stato protagonista.

Feinmann racconta la tragica storia di Dieter Müller, allievo di Heidegger diventato anch´egli nazista, e alla fine della guerra fuggito in Argentina. E lo fa nella forma di una lunga lettera che Dieter Müller scrive al figlio Martin poco prima di suicidarsi. Dalla prospettiva del protagonista, il racconto si presenta sbilanciato in una celebrazione di Heidegger e dell´ideologia della grande Germania, nella quale sarebbe riposta la salvezza dell´Europa schiacciata a tenaglia, secondo la nota diagnosi metafisica e geopolitica heideggeriana, tra americanismo e bolscevismo. Ma ciò che sembra un´adesione entusiastica è in realtà un artificio letterario voluto per produrre l´effetto opposto, che a un certo punto emerge con chiarezza e si concretizza in un giudizio senza appello: il pensiero dell´Essere non è estraneo alla scelta per il nazionalsocialismo, ma ne è la condizione e la preparazione sistematica. Come dire che la filosofia di Heidegger è per certi versi indipanabile dalle sue scelte politiche. Nelle ultime drammatiche parole scritte al figlio, Dieter Müller evoca l´atmosfera culturale in cui il filosofo, con la sua tenebrosa e ipnotica personalità, era diventato lo sciamano di un´intera generazione, e racconta come lui stesso, incantato dalla chiamata all´autenticità del maestro, aveva profuso le proprie energie al servizio delle verità assolute predicate dal pifferaio magico della filosofia teutonica. Ma dopo avere creduto che gli orrori del nazismo non fossero altro che la versione trionfalistica della storia propagandata dai vincitori, Dieter Müller, di fronte alla foto di un deportato in procinto di entrare in una camera a gas, è vinto dalla compassione e si rende tardivamente conto di essere stato un intellettuale complice: il preteso possesso della Verità può trasformare un individuo, una collettività, l´intero popolo che se ne arma, in un potenziale assassino. Müller espia il suo irredimibile abbaglio e il suo senso di colpa con il suicidio. Il figlio Martin, per elaborare la tragedia del padre, anni più tardi si metterà sulle tracce di Heidegger.

La sua ricerca diventerà il senso e l´ossessione di un´intera vita, finché, raggiunto il pensatore nella sua baita di Todtnauberg, cercherà, senza riuscirvi, di strappargli una risposta degna del suo acume teoretico: perché la grandezza filosofica si accompagna a volte così testardamente all´abiezione politica?

Nessuno prima di Feinmann aveva sperimentato la finzione letteraria per affrontare la compromissione di Heidegger con il nazionalsocialismo, e più in generale il rapporto della sua filosofia con l´etica e la politica. La libertà del racconto, anziché allontanarci dagli eventi e dai fatti, ce li fa rivivere de visu, e suscita quell´imbarazzo etico che la loro gravità richiede. E´ ben diverso sostenere la colpevolezza di Heidegger da storico, o metterla direttamente in bocca a un suo stesso allievo, che per di più confessa di essere stato convinto al nazismo dalla filosofia del maestro. Qui non c´è bisogno di fornire prove, ma si dà la parola all´evidenza. La quale è tanto più convincente in quanto Feinmann non concede nulla alla reazione scandalizzata, nulla al politicamente corretto, nulla al giudizio dell´uomo della strada che condanna o deride le soluzioni del filosofo solo perché non ha capito i suoi problemi. Al contrario, ci fa vedere come la torbida e pericolosa ambiguità del pensiero di Heidegger sia connessa proprio alla sua grandezza di teoreta. Alla fine il suo racconto si lascia preferire a intere biblioteche che sono state scritte sul caso (...). Com´è possibile che un pensiero così vigile non abbia riconosciuto per quel che era la realtà politica che andava affermandosi? E noi, quali conseguenze dobbiamo trarne nel valutare la sua opera e la sua influenza?

Heidegger non fu peraltro un caso isolato. Oggi naturalmente il suo nome svetta tra gli esempi di ottusità politica associata a profondità filosofica. Ma all´epoca l´analfabetismo politico era alquanto diffuso tra i vari professori tedeschi di filosofia che si precipitarono a servire il nazionalsocialismo (...). Quando in quegli anni orribili egli pretese di illuminare la Germania, illudendosi di portare la filosofia nel cuore stesso del potere, ottenne in un certo modo l´inverso. Il successivo silenzio in cui avvolse la sua vicenda si può anche interpretare come l´inconfutabile afasia della sua voce politica.

Il grande guaio, acutamente individuato da Leo Strauss, e che José Pablo Feinmann fa rivivere nel suo racconto, ci spinge perciò a formulare una domanda: com´è possibile, oggi, riconciliare filosofia e politica dopo che «il solo grande pensatore del nostro tempo» le ha dissociate?



Voci utilizzate nell'articolo

Fascinazione

Allineamento dellUniversità

Silenzio di Heidegger

Studenti di Heidegger e il nazismo

Assassino potenziale

Great trouble


Metodi applicati

Immunitas fictionis

Alzata del Genio

Induzione di orrore

Sollevare la Questione

Promozione sul campo


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