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Da Libro bianco.

Indice

Heidegger «nazista»: gli intellettuali vanno alla guerra

IL CASO Un saggio accusatorio di Emmanuel Faye divide gli studiosi.

In Francia e Germania appelli pro e contro il celebre filosofo tedesco che avrebbe redatto i discorsi di Hitler


Corriere della Sera, 29 giugno 2005


Frediano Sessi


Martin Heidegger suggeritore, addirittura estensore di alcuni discorsi pubblici di Adolf Hitler? L’ipotesi, sostenuta dal filosofo Emmanuel Faye in un saggio pubblicato dall’editrice francese Albin Michel (L’introduzione del nazismo nella filosofia, presentato sul Corriere del 3 giugno 2050603ICS, con un intervento di Carlo Augusto Viano il 4 2050604ICS), suscita polemiche in Francia e Germania, dove il voluminoso studio ha creato due fazioni in conflitto. Da una parte coloro che denunciano, anche in modo offensivo e volgare, il «delirio», dell’autore, proponendo un «eterno e universale omaggio» al maestro della filosofia contemporanea (tale è l’appello, tradotto in tredici lingue e inviato dallo scrittore Stéphane Zagdanski a migliaia di persone nel mondo); dall’altra coloro che sostengono la serietà del lavoro di ricerca di Faye e ne difendono l’operato.

In particolare, viste le tesi del libro, dimostrate da un’ampia documentazione inedita, che vedono Heidegger e i suoi lavori filosofici, compreso Essere e Tempo, compromessi con le posizioni antisemite, guerrafondaie ed elimininazioniste di Hitler, una buona parte degli heideggeriani radicali (francesi e tedeschi), ha tentato di infierire sul saggio, gettando discredito sul suo autore; sia con attacchi diffamatori diffusi su Internet, sia sostenendo, sui maggiori giornali e media, la falsità della nuova documentazione raccolta. Da qui una petizione a favore del volume e a difesa del suo autore, firmata da molti intellettuali e germanisti che, tra l’altro, scrivono come esso «ripercorra l’impegno di parte a favore della politica hitleriana del pensatore tedesco, e metta in luce in modo puntuale, documentato e argomentato, i legami profondi tra l’opera di Heidegger e la dottrina nazista, in particolare nei seminari inediti del 1933-1935». «Noi pensiamo — aggiungono – che la ricerca critica sull’opera di Heidegger, quanto al suo rapporto con il nazismo, debba proseguire e approfondirsi; auspichiamo inoltre che sia data una larga diffusione internazionale ai nuovi elementi della ricerca scientifica apportati da questo saggio di Faye, e al dibattito di fondo che ne dovrebbe seguire». Tra i firmatari, filosofi e s come Jacques Brunschwig, Claude Imbert, Richard Wolin, ma anche intellettuali del calibro di Jean-Pierre Vernant, noto per i suoi fondamentali studi sul mito, Piene Vidal-Naquet, storico e autore di importanti studi sul genocidio nazista, Serge Klarsfeld, avvocato e filosofo, animatore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Parigi e cacciatore di criminali nazisti, iniziatore delle ricerche sui Libri della memoria; e ancora André Jacob, autore di saggi sulla cultura occidentale, Jean-Claude Margolin, insigne studioso del Rinascimento e di Erasmo, Georges-Arthur Goldschmidt, scrittore e saggista di fama, Arno Munster, fìlologo e teologo, Pani Veyne, filosofo e studioso del mondo antico, e altri ancora. Una petizione in difesa della ricerca, contro i pregiudizi e gli steccati delle scuole di pensiero, dietro i quali, è probabile che si nascondano ancora tanti heideggeriani italiani, fermi nel loro proposito di diffondere tra le schiere di studenti dei nostri atenei il pensiero «sacro» del filosofo tedesco, come se, in questi anni, nulla fosse accaduto.

Secondo quanto afferma Stdéphane Zagdanski, «questo giovanotto minaccioso (Faye) ha beneficiato del sostegno dei più incompetenti salariati mediatici. E il piccolo personale del giornalismo — coloro che Nietzsche soprannominava già gli schiavi della carta stampata —, che muove la coda fremendo di gioia malsana, all’idea di postillare queste sciocchezze».

Dunque i difensori a oltranza di Martin Heidegger alzano ancora una volta le spalle. Hitler era profondamente ispirato da Sein und Zeit? Il maestro di Friburgo era un militante convinto del progetto nazista? Poco male. Non è forse vero che il «Linguaggio» è un «Grande Mentitore»? Non sarebbe sbagliato, in ogni caso, cominciare a pensare che una filosofia dovrebbe anche farsi interprete delle sofferenze, delle ingiustizie e dell’onore patito; o, più in generale, dei «sentimenti dei vivi» e, insieme, del grido dei «sommersi» come suggeriva Heinrich Böll.



Voci utilizzate nell'articolo

Discorsi di Hitler

Seminari inediti


Metodi applicati

Ipse dixit

Presunzione di connivenza

Induzione di orrore


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