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Da Libro bianco.

Indice

I nipotini di Heidegger

Le Scienze, gennaio 2005


Tullio Regge


Verso la fine di novembre, su «La Stampa» è stato pubblicato un elzeviro firmato da Lanterna Rossa, pseudonimo di un noto opinionista. La lettura mi ha lasciato sbigottito, ma anche indignato. La Lanterna cita come verbo assoluto una frase lapidaria di Heidegger: «la scienza non è sapere». Scoprire di essere un bieco scienziato ignorante assieme a tanti onorati colleghi – essi pure ignoranti – mi deprime. Ma subito sorgono i dubbi sulle credenziali del filosofo. Heidegger, nazista iscritto e certificato, sarebbe maestro di sapere e di saggezza? Non mi preoccupa tanto il livore di un filosofo politicamente screditato, quanto il permanere di sentimenti antiscientifici nella cultura non solo italiana.

La polemica contro la scienza pare abbia avuto inizio come reazione alla riforma della scuola in Germania operata da Humboldt all'inizio dell'Ottocento. La riforma pose grande enfasi sulla cultura scientifica, cardine del formidabile sviluppo tecnologico di quel paese, ma proprio il suo successo scatenò reazioni indesiderate. Ricordo molto bene gli anni delle elementari, della scuola media e infine del liceo scientifico, quando la scienza era relegata in terza fila dalla famigerata riforma Croce-Gentile. Durante l'era fascista, «cultura» era esibire un latino maccheronico, la censura sugli interessi scientifici del Leopardi (che ne aveva, e molti) e naturalmente osannare l'impero romano e il Duce. Ricordo le ore passate a studiare a memoria il Piemonte del Carducci. Lo detesto ancora.

Anni or sono mi fu riferito un aneddoto significativo che varrebbe la pena di controllare. Negli anni trenta ci fu un incontro tra Fermi e Croce in cui lo scienziato illustrò al filosofo l'attività del gruppo di Roma. Pare che, uscito Fermi, il primo commento di Croce sia stato: «ingegneria», ossia il lapidario «la scienza non è sapere» caro a Lanterna Rossa. I seguaci di Heidegger sono ancora tra noi: le odierne e scomposte reazioni contro nucleare, elettrosmog, OGM e terapia genica sono espressione del permanere di un sentimento antiscientifico a livello popolare. Sarebbe un errore sottovalutare questo sentimento, ma anche rispondere a insolenza con insolenza. Dobbiamo aprire un dialogo e ragionare assieme, compito quanto mai arduo. Recentemente ho partecipato, assieme ad alcuni colleghi, a una serie di trasmissioni televisive dedicate al tema ambientale e centrate su argomenti controversi. Lo schermo ci ha mostrato folle e politici di vario calibro che gridavano invettive contro OGM, elettrodotti, centrali nucleari e radioattività sparsa nei mari dai sommergibili statunitensi. In tutti questi casi, si tratta si argomenti che vanno affrontati seriamente, con onestà e, ove occorre, severità. Purtroppo però tra chi manifesta e il mondo scientifico non c’è alcun dialogo, dialogo che invece sarebbe quanto mai necessario in un momento in cui un’Italia impreparata dovrà affrontare a breve termine una crisi energetica planetaria. Immanuel Kant era affascinato dal cielo stellato.

La scienza è sapere, ma anche sviluppo tecnologico che va gestito per il bene comune. L'ostilità nei confronti del mondo scientifico è anche colpa nostra e di una cattiva gestione della nostra immagine. Smettiamola di darci arie, e cominciamo finalmente a parlare con le persone: con chiarezza ma senza spocchia.



Voci utilizzate nell'articolo

Odio per la scienza


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