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Da Libro bianco.

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Il segreto di Heidegger lo sciamano

Domani un convegno a Roma a Villa Mirafiori


La Repubblica, 21 marzo 2002


Franco Volpi


Oggi l'aria che si respira in filosofia non gli è certo favorevole, eppure Heidegger continua a tenere il campo. Gli analitici ridurrebbero volentieri le sue tesi a barzellette. Ma chiedetelo al lettori: all'infuori della cerchia degli specialisti la filosofia analitica non ha mercato, Heidegger continua invece ad appassionare. Qual è il segreto della perdurante presenza di questo sciamano del pensiero?

Sono freschi di stampa gli atti di un importante convegno su Heidegger e i medievali (a cura di Costantino Esposito e Pasquale Porro, Brepols, pagg. 552. euro 55), e già incalza il prossimo appuntamento. È un colloquio che si svolgerà domani e dopodomani a Villa Mirafiori, nella Facoltà di Filosofia della Sapienza, sul tema: Husserl e l’ontologia formale. Heidegger oggi. Tra i relatori: Rudolf Bernet, Francesco Trincia, Klaus Held, Jean-François Courtine, Thomas Sheehan, Mario Ruggenini, Jean-Luc Marion, Didier Franck.

Al centro delle discussioni ci sarà il rapporto con Husserl, che dl Heidegger fu maestro e mentore, aiutandolo ad andare in cattedra a Marburgo nel 1923, e chiamandolo come suo successore a Friburgo nel 1928. Per tutta riconoscenza, ecco che cosa il geniale ma ingrato allievo scriveva a Jaspers il 14 luglio 1923, prima ancora di partire alla volta di Marburgo: «Husserl si comporta peggio di un docente precario che scambia l'ordinariato per la beatitudine eterna. È uno sfascio totale e per me negli ultimi tempi sempre più problematico. Vaga qui e là dicendo banalità che fanno pietà. Vive della missione di fondatore della fenomenologia, ma nessuno sa che roba sia».

Il giudizio è spietato. Ma è vero che Husserl, magistrale nella microanalisi, spesso perde di vista l'insieme. Eppure, senza l'insegnamento fenomenologico, Heidegger non avrebbe mai scritto Essere e tempo. E alla fine, con le celebri conferenze di Vienna e di Praga sulla Crisi delle scienze europee, il vecchio maestro seppe dare una risposta da par suo al rampante allievo. Il quale intanto, diventato rettore nel 1933, cancellò dal suo opus magnum la dedica all'ebreo Husserl e cominciò a evitarlo come un appestato. Tanto che non si recò nemmeno ai suoi funerali.

Il colloquio sarà dedicato, più che al rapporto personale, al contenzioso filosofico tra i due. In particolare alla loro diversa concezione dell'essere. Husserl, quando tratta di ontologia formale e antologie regionali, riflette sui fondamenti filosofici delle scienze. Heidegger invece, con la propria ontologia fondamentale, intende porre la questione dell'essere in termini più radicali, scoprendo che cos'è nella sua radice ultima la vita umana, il Dasein, l'«esserci», quale fondamento del domandare filosofico. E lo fa risalendo ai Greci, contro Husserl. (Sull'argomento il 21 marzo al Goethe-Institut di Roma Franco Bianco, Enrico Berti, Mario Vegetti e lo scrivente presenteranno il volume di Heidegger I concetti fondamentali della filosofia antica, edito da Adelphi).

Inoltre, dal sovrano arroccamento nella questione apparentemente astratta dell'essere, Heidegger solleva questioni fondamentali che toccano punti nevralgici del nostro tempo, come il problema della tecnica e della destinazione dell'uomo. Ma dove porta il suo pensiero? A un'antropologia della «radura» o dei «pastori»dell'Essere? O dove altro? E chi è disposto a seguirlo fino a tanto?

I sentieri dell'Essere sembrano oggi interrotti. O non condurre da nessuna parte. E qui si apre un vuoto. Non il nulla, ma il vuoto. Con tutta la sua forza di risucchio.


Voci utilizzate nell'articolo

Ostilità verso Husserl

Dedica a Husserl

Funerali di Husserl


Metodi applicati

Onniscienza teoretica

Alzata del Genio


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