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Da Libro bianco.

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Martin e Hannah, che filosofica passione

Ping pong sentimentali - Germania anni 20, si incontrano Heidegger e la Arendt

Ed è l'amore, documentato da un ampio carteggio. Ora pubblicato integralmente


Il Messaggero, 4 gennaio 2002


Renato Minore


"Tra due persone accade che talvolta assai raramente nasca un mondo. Questo mondo è la loro patria. Era comunque l'unica patria che noi eravamo disposti a riconoscere". Quel mondo, quella patria cui accenna Hannah Arendt è il rapporto che dal 1925 l'ha profondamente legata a Martin Heidegger: un sentimento che ha attraversato la vita di entrambi e che ora costituisce il filo rosso e indelebile delle lettere che, in cinquanta anni, si è scambiata l'insolita coppia di filosofi - la seconda del secolo dopo quella composta da Sartre e dalla de Beauvoir - tanto lontana per origine, destino e stile di pensiero, ma unita nel considerare l'esperienza dell'incontro un vero tempo dell'"appartenenza", unico e irriproducibile, oggetto d'infinita nostalgia. Esattamente 119 lettere di lui che lei ha fedelmente conservato, e soltanto 33 lettere di lei che costituiscono il singolare ping pong sentimentale e intellettuale dei due protagonisti ricostruibile nella pubblicazione integrale del carteggio dal 1925 al 1975 (Edizioni di Comunità, 316 pagine). Uno squilibrio che forse si giustifica con il fatto che lei fosse meno incline alle confidenze epistolari o, più probabilmente, con la constatazione che lui abbia distrutto qualcosa di quel patrimonio cartaceo, per ragioni familiari o accademiche.

Uscita dal riserbo in cui era stata tenuta per tanti anni grazie ad una confidenza fatale della Arendt a Mary Mc Carthy, la rivelazione che tra la Arendt e Heidegger al di là del rapporto tra insegnante e allieva e di un rapporto intellettuale di grande solidità, ci fosse stata una relazione intima, il "dono" di una storia divisa tra il pathos dell'attrazione e il pathos della riflessione, è stata oggetto di chiacchiere e di pettegolezzi di ogni tipo, veri "pruriti e kitsch di giornali". Grazie anche ad un libro quasi pamphlet di Elzbieta Ettinger che, utilizzando per la prima volta l'incandescente carteggio, aveva privilegiato la critica femminista al maschilismo del maestro e alla subalternità amorosa dell'allieva.

"Io non potrò mai averla, ma lei apparterrà d'ora in poi alla mia vita, ed essa ne trarrà nuova linfa". E' la prima lettera del 10 febbraio 1925: Heidegger, che ha incontrato quella sua allieva ebrea che ha diciassette anni meno di lui, "timida riservata", per la prima volta nel suo studio "con l'impermeabile, il cappello calcato fin sopra i grandi occhi quieti", quegli "occhi luminosi sognanti o profondi scuri assenti con qualcosa di impenetrabile". Ancora pochi giorni ed ecco la rivelazione, "l'irrompere della presenza dell'altro nella nostra vita è qualcosa che nessun sentimento riesce a dominare". "Una forza demoniaca mi ha colpito", confessa il filosofo che poi ricorderà nelle sue note biografiche: "Gli anni di Friburgo furono per me i più eccitanti, i più intensi, i più ricchi di eventi".

L'evento per eccellenza è proprio quell'amore che gli dà una vitalità sconosciuta, "il puro e semplice essere l'uno per l'altro senza inquietudini e senza pretese" e che vive nella "nostalgia del presente, nella malinconia di chi gode la pienezza del giorno sapendo che è già notte". Dall'altra parte la giovanissima allieva è anch'essa travolta dal turbine, accetta la clandestinità di una storia con un uomo sposato che gli fissa appuntamenti segreti con i protocolli tipici del sospetto, le permette di entrare nel suo studio solo a determinate condizioni, le consiglia di prendere la corsa successiva di un certo tram per eludere curiosità maligne, trasformando il desiderio in una sua frequente umiliazione. Sullo sfondo c'è l'ombra della moglie Elfride che piange quando il marito fa tardi la sera.

Il rapporto continua per alcuni anni, mentre lui scrive Essere e il tempo e confessa: "Tra i pochi libri che tengo sul mio scrittoio c'è Iperione di Hölderlin. Questo può suggerirti che tu e il tuo amore appartenete al mio lavoro e alla mia esistenza". E lei: "Non dimenticare quanto sia forte e profonda in me la consapevolezza che il nostro amore è diventato la benedizione della mia vita". Nel frattempo lei ha lasciato Friburgo, si è laureata con Jaspers sul concetto di amore in Agostino, è stata inseguita disperatamente da lui che pure ha cercato di allontanarla, ha cercato di alleviare la sua inquietudine, il suo primo marito, Gunther Stern, da cui divorzierà subito, appena giunta in America. Lei, sempre "fedele infedele senza mai cessarlo di amarlo", riceverà l'ultima lettera del primo periodo della loro storia, quella in cui (siamo nell'inverno 1932-1933) Heidegger respinge le "calunnie" circa il suo antisemitismo.

Poi, dopo la cesura degli avvenimenti tragici della guerra e il silenzio conseguente nel rapporto, ecco la ripresa sentimentale (Rivedersi è intitolato il secondo tempo del carteggio): "Tutto doveva restare per un quarto di secolo come un chicco di grano nel solco profondo di un campo", scrive nel 1950 Heidegger che è stato sospeso dall'insegnamento per via dei suoi trascorsi rapporti con il nazismo alla sua non più giovanissima amante che è tornata in Europa. Ora il silenzio può essere rotto, ora Elfride è messa al corrente, entra nel gioco della coppia fino a quel momento clandestina. A lei si rivolge cercando e chiedendo chiarezza la Arendt cui Heidegger ha detto: "Io ho bisogno del tuo amore che, misteriosamente custodito nel suo primitivo germoglio, fa scaturire la sua essenza in profondità. Allo stesso modo vorrei nutrire una tacita amicizia verso tuo marito (il secondo, Heirich Blucher) che ti è stato compagno in questi anni dolorosi". Per il filosofo moglie e amante devono restare nell'orbita devozionale. Tra riunioni di famiglia, incontri di vacanza e confronto di idee (in una lettera dell'otto maggio 1954 la Arendt illustra il suo lavoro dopo il saggio sul totalitarismo professando sempre il fondamentale debito intellettuale nei confronti dell'antico maestro) si consuma anche il secondo tempo del sodalizio.

L'appendice, il terzo tempo (L'autunno), verrà dieci anni più tardi e coprirà l'ultima parte dell'esistenza dei due interlocutori. L'antica tenerezza cova ancora sotto la cenere e si prolungherà fino alla fine che per la Arendt arriva nel dicembre del 1975 e per Heidegger cinque mesi più tardi. E quasi a sorpresa nel carteggio si inserisce anche Elfride che vorrebbe costruire una piccola casa accanto a quella a due piani di Friburgo e chiede alla "cara Hannah" qualche consiglio su come vendere meglio il manoscritto originale di Essere e tempo per ricavare una parte dei centomila marchi necessari all'ampliamento dello spazio domestico. Heidegger, dal canto suo, continua a dedicarle versi, a confidarle crucci ("vado ammonendo i giovani che, nel caso vogliano aver successo, evitino di citarmi mostrando di condividere il mio pensiero") e ricette esistenziali: "Essere e diventare vecchi è qualcosa che ci pone di fronte a particolari esigenze. Il mondo mostra un volto diverso, e diventa necessaria l'imperturbabilità".


Voci utilizzate nell'articolo

Opportunismo


Metodi applicati

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