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Da Libro bianco.

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Hannah e Heidegger: le parole dell'amore all'ombra del nazismo

Epistolari


Corriere della Sera, 16 febbraio 2001


Ulderico Munzi


PARIGI - Hannah Arendt amò Martin Heidegger nonostante tutto: anche quando Martin fece quel terribile passo falso col nazismo, anche quando epurò le università dagli ebrei, anche quando emarginò Karl Jaspers. Fu un amore che divampò per anni lasciando nell'animo di Hannah la brace della sofferenza. Solo molto, ma molto tardi, nell'estate del 1975, tutto fu estinto da una fredda ammissione: «All'improvviso Heidegger - scrisse la Arendt - è diventato molto vecchio, molto cambiato se penso a com'era l'anno scorso. Il genio è sordo, vive appartato, mi appare inavvicinabile». La Francia, che non ha mai amato Martin e che, invece, ha adorato Hannah, riscopre la storia del loro amore grazie alla pubblicazione (Gallimard; in Italia uscirà per i tipi delle Edizioni Comunità) della corrispondenza tra il 1925 e il 1975, arricchita da una biografia della Arendt scritta da Martine Lebovici (Desclée de Brouwer) e dalle lettere della Arendt a Karl Jaspers. Heidegger sedusse Hannah, studentessa ebrea, quando stava portando a termine Essere e Tempo. Era il 1925 e lui già sprigionava il suo fascino filosofico. «Ti amo, ti amo, ti amo», scriveva lei alla «volpe», così aveva soprannominato il professore. Il 27 febbraio lui rispondeva: «Hannah, una forza demoniaca mi ha colpito. Non mi era mai accaduta una cosa del genere. Nello scroscio di pioggia sulla via del ritorno eri ancora più bella e maestosa e avrei voluto trascorrere con te notti intere». Nel 1928 Heidegger si rese conto che le follie con la studentessa potevano danneggiarlo. Hannah intuì le manovre di sganciamento: «Capisco perché non sei venuto. Ma io ti amo. E se c'è un dio, ti amerò ancora meglio dopo la morte». Passarono alcuni anni e giunsero ad Hannah le voci del comportamento di Heidegger nella Germania nazista. Incredula, chiese spiegazioni. Lui rispose: «Le dicerie che t'inquietano sono calunnie - non ho escluso ebrei dagli istituti - e che poi io non saluti gli ebrei è una spaventosa malignità». Hannah ebbe conferme nel dopoguerra, ma l'amore è cieco. Dopo un incontro in un albergo di Friburgo nel 1950, scrisse a Martin: «Questa serata è stata la conferma di tutta una vita. Quando il cameriere mi ha detto il tuo nome, il tempo si è fermato».



Voci utilizzate nell'articolo

Colleghi e studenti ebrei

Fascinazione

Opportunismo

Riabilitazione


Metodi applicati

Onniscienza biografica


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