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Da Libro bianco.

Indice

Quel mio amante infido e meschino

Il Carteggio

Le lettere tra Hanna Arendt e Heidegger


La Stampa, 25 luglio 1996


Chiara Simonetti


Quando si innamorarono, lui, 35 anni, era gia' quello che e' stato, Martin Heidegger, e lei, 18 anni, non era ancora quello che sarebbe diventata, Hannah Arendt. Nel 1924, anno in cui si conobbero, Heidegger stava terminando la stesura di Essere e tempo, il libro che lo avrebbe collocato tra i maggiori filosofi di questo secolo. «Severo, rigoroso, lavoratore instancabile» aveva bisogno di lei «per vivere una vita piena e intensa». La giovane Hannah, invece, esuberante e sensuale, studentessa di filosofia al primo anno di universita', era in cerca di un «amante, un amico, un maestro ed un protettore». Trovo' tutto questo e molto di piu': un Pigmalione che non le permise mai di affrancarsi, un giudice severo che raramente le riconobbe quei meriti professionali che avrebbe conseguito nel corso della sua eccezionale carriera (anzi, li ignoro' per invidia e meschineria), e un innamorato despota e accentratore, piu' freddo e distaccato che partecipe, che lei doveva compiacere in tutto (orari, luoghi e modalita' dei loro incontri segreti) senza potergli chiedere nulla in cambio. Lui era sposato e aveva gia' due figli: la loro relazione, passione e amicizia duro', a fasi alterne ma senza mai interrompersi davvero, piu' di cinquant'anni, fino alla morte di Hannah, avvenuta nel 1975. Elzbieta Ettinger, docente al Massachusetts Institute of Technology, gia' autrice di una biografia su Rosa Luxemburg, dipinge a tinte forti il rapporto complesso e pieno di ombre tra Hannah Arendt e Martin Heidegger, in un saggio breve e scorrevole. Attraverso lo studio incrociato del loro epistolario, accostato a quello, non meno importante, del filosofo e psichiatra Karl Jaspers, amico di entrambi, di cui Hannah era anche stata studente, Ettinger esaspera volutamente gli episodi in cui emerge l'ingenuita' affettiva di Arendt nei confronti del suo venerato maestro, per riportare critiche e giudizi sulla personalita' del grande filosofo, che ne esce piuttosto malconcia. Insicuro al punto da essere «perennemente bisognoso di venerazione e adulazione» e «incapace di rapporti schietti con gli altri», Heidegger «la umiliava, la manovrava implacabilmente in qualunque situazione», tanto che neppure due matrimoni riuscirono a distoglierla da questo «amico infido». A dire dell'autrice, lui che nel 1933 avrebbe aderito con convinzione al partito nazionalsocialista (sorretto anche dalla moglie Elfride, che aveva una fede incrollabile in Hitler), non avrebbe esitato a sfruttare l'enorme ascendente che aveva su Hannah, ormai celebre a livello internazionale e americana naturalizzata, ma soprattutto in quanto ebrea, per riabilitare il suo passato nazista agli occhi del mondo, senza peraltro mai ritrattare le proprie posizioni antisemite. Poi, in lei comincio' ad insinuarsi lentamente il tarlo del dubbio: ne parlo' molte volte con Jaspers (che accusava Heidegger di aver interrotto ogni rapporto con l'uomo cui doveva tutto, Edmund Husserl, solo per il fatto che era ebreo), ma mai apertamente. La breccia pero' era gia' stata aperta: nonostante avesse sempre riconosciuto al maestro l'importanza dei suoi insegnamenti, quando nel 1951 usci' Le origini del totalitarismo, che la rese nota al pubblico internazionale, le cose cambiarono. Dichiarando che nazismo e bolscevismo erano ideologie paragonabili, mise in discussione uno dei capisaldi heideggeriani, formulati per «salvare la civilta' occidentale dai pericoli del comunismo». Che cosa ha voluto dimostrare Ettinger, che Hannah non avrebbe dovuto amare? Che Heidegger era un mostro? Ma i grandi uomini, artisti, politici o filosofi che siano, sono tutti dei mostri, umanamente parlando. Quando poi Heidegger, dopo mezzo secolo, si interesso' finalmente a lei e al suo lavoro come mai aveva fatto, ripristinando la loro storia in un [sic] zuccheroso happy end, pago' anche se in ritardo il suo debito affettivo.



Voci utilzzate nell'articolo

Hannah Arendt

Il nazismo di Elfride

Riabilitazione

Ostilità verso Husserl

Antisemitismo

Autoritarismo



Metodi applicati

Acritica delle fonti


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