1931201IRE

Da Libro bianco.

Indice

Giochi di prestigio

La Repubblica, 1 dicembre 1993


Antonio Gnoli


Quel 1945 fu un anno terribile per Martin Heidegger. La Germania usciva sconfitta dalla guerra e il governo militare di occupazione dal mese di giugno aveva avviato le procedure di epurazione nei confronti di quanti collaborarono con il regime nazista. Il 23 luglio arrivò il turno di Heidegger. Una commissione di epurazione, fra i cui membri figuravano Jaspers, Hartmann, Guardini, Ritter e Lampe, ebbe il compito di valutare il grado di compromissione del filosofo con il nazismo. La requisitoria fu condotta con particolare durezza da Adolf Lampe. Il quale accusò Heidegger di aver pesantemente compromesso, con il suo appello filonazista rivolto agli studenti di Friburgo, la dignità e il prestigio dell'università. Aggiunse che la fama di cui il filosofo godeva in campo internazionale doveva considerarsi una aggravante. Nel corso dell'interrogatorio gli chiese se avesse mai letto il Mein Kampf di Hitler. Heidegger rispose di essere riuscito a leggerne solo una parte a causa del suo contenuto ripugnante. L'asserzione fu giudicata da Lampe una aggravante, poiché nella sua esortazione agli studenti di Friburgo, il filosofo aveva esaltato Hitler, cadendo così in una intima e irresolubile contraddizione. E' in questo clima pesantissimo, di forte ridimensionamento della figura del filosofo, che Heidegger nel mese di ottobre scrive a Sartre, invitandolo nella Foresta Nera. La missiva più che un documento teorico sembra un raffinato atto diplomatico con il quale il filosofo tedesco cerca di uscire dall'isolamento. Gli accenni benevoli all'esistenzialismo e la definizione di Sartre "pensatore indipendente", sono pretestuosi. Probabilmente, lusingato dal richiamo heideggeriano, Sartre si illude di attirare l'attenzione del filosofo tedesco sulla causa esistenzialistica, condotta in particolare sulla rivista Les Temps modernes e culminata l'anno dopo con la pubblicazione del celebre saggio L'esistenzialismo è un umanismo. Jean Beaufret, traduttore e interprete di Heidegger, sollecita il filosofo a una risposta. Che non si farà attendere. Lo stesso anno infatti Heidegger scrive Lettera sull'umanismo, con la quale polemizza con l'esistenzialismo e con la pretesa di porre al centro della sua ontologia non già l'essere ma l'uomo. In quegli anni Heidegger tentò in tutti i modi di salvare il proprio prestigio e con esso la cattedra universitaria. Ma, va detto, non arrivò mai al punto di rinunciare ai propri principi filosofici. Si appellò da ultimo a Jaspers convinto che l' antico amico, al quale aveva fatto più di un torto, potesse testimoniare a suo favore. Ma fu proprio il parere negativo di Jaspers alla riabilitazione di Heidegger all' insegnamento a deciderne l' allontanamento dall' università. Era il dicembre del 1946. Alcuni gravi provvedimenti, come il lavoro coatto, il tentativo di confiscargli l' abitazione e quello più agghiacciante di requisirgli la biblioteca privata, mortificarono ulteriormente Heidegger. Contro simili ingiusti tentativi si erse indignato lo stesso Jaspers.



Voci utilizzate nell'articolo

Riabilitazione


Metodi applicati

Onniscienza biografica

Alzata del Genio


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