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Da Libro bianco.

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Incontro col teorico della società aperta: Non basta rivedere Maastricht

Popper: questa Europa sbagliata. Quelli che hanno cercato di organizzare la Cee sono irresponsabili: si ispirano all' America ignorandone la storia


La Stampa, 6 ottobre 1992


Marcello Pera


LONDRA. Non ci rivedevamo da alcuni anni. Qualche malattia da parte sua e mia, molti impegni di lavoro e disagi accademici non ci avevano pero' impedito di sentirci spesso al telefono. Ora che lo rivedo, da poco compiuti i novanta anni, non lo trovo cambiato. Popper ha ancora la faccia del bambino, la solita capacita' di incuriosirsi, di sapere, di arrabbiarsi e sfogarsi in modo repentino e imprevedibile, per poi ridiventare mite e dolce. La prima cosa che mi capita e' proprio quella che temevo: una passeggiata nei prati e nel bosco. Siccome il giorno prima c'e' stato un diluvio e io non sono attrezzato per il fango, cerca di darmi un paio di stivali suoi. L'impresa e' di quelle che ricordano il cammello (o gomena) e la cruna dell'ago: rinuncio subito, mi rimbocco i pantaloni al ginocchio e mi rassegno a perdere un paio di scarpe. La sua vita a Kenley trascorre come sempre nella bella casa, circondata da ippocastani davanti e betulle sul retro. Passeggiando mi ricordo quando, venendo da Vienna, ci entrammo assieme la prima volta, io come primo ospite, lui come nuovo proprietario. L'aveva infatti acquistata per corrispondenza e telefono grazie alle descrizioni di Melitta, al tempo stesso fida e brava segretaria, figlia e madre. In questa casa lavora sempre molto, risponde al telefono ai quattro continenti, riceve ospiti illustri, giornalisti studiosi. E' da poco tornato dalle vacanze in Baviera, mi dice che deve rispondere a sessanta lettere e finire un saggio per una conferenza in Giappone da qui a poco. Mi stanco solo a pensare come faccia. E' frugale, come sempre, ma un po' goloso. Non si risparmia qualche pasticcino e cioccolato in piu' al te' delle cinque. Recenti disturbi sono scomparsi; solo qualche parola, ogni tanto, non gli viene o gli viene in tedesco. Dorme regolarmente in modo invidiabile; al mattino consuma molto latte, ascolta la radio (e' noto che non ha il televisore) e legge il Times. Proprio da qui, dai titoli che riportano un Major in difficolta' e i laboristi divisi sulla questione dell' Europa cominciamo. La conversazione, specialmente off records, prosegue a lungo, anche il giorno dopo quando mi rivuole suo ospite. Parliamo molto anche di filosofia della scienza e a lungo di Heidegger che considera un opportunista per il modo in cui, diventato nazista, tratto' il maestro ebreo Husserl, al quale aveva dedicato Essere e tempo per poi far scomparire la dedica e rimetterla ancora a suo posto nel dopoguerra Poi parliamo di universita' e educazione. «C'e', dice, un grande declino connesso anche al fatto che le lingue classiche non vengono piu' impartite. Eppure la nostra letteratura risale ai tempi di Cesare e Cicerone. Ma oggi nessuno legge piu' Platone o il Prometeo di Eschilo in greco». Non gl'importa niente se le sue idee ora hanno successo dappertutto e i suoi libri sono tradotti anche in russo. A sentir parlare della «fine della storia» (come dice Fukuyama) si mette a ridere. «Non e' neppure la fine del comunismo replica , perche' il comunismo ci ha lasciato in eredita' milioni di bombe di Hiroshima che oggi sono sul mercato nero e nelle mani di gruppi comunisti».

Eppure dalla «societa' aperta» ci aspettavamo qualcosa di piu'. Quel che si vede in giro per l'Europa non e' promettente, non ti pare? «Penso che coloro che hanno cercato di organizzare la comunita' europea siano completamente irresponsabili. Hanno visto che l'America e' una federazione e hanno pensato di fare qualcosa di simile. Ma tutto mostra che non hanno considerato la storia degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno avuto successo perche' hanno studiato il problema del bilanciamento dei poteri. Questo e' il problema fondamentale che dette origine alla Costituzione americana. Cio' che invece i costruttori dell' Europa hanno fatto e' mettere in piedi un esecutivo a Bruxelles le cui responsabilita' ricadono in pratica su ogni citta' europea. Non sappiamo a chi questa gente risponde e non c' e' potere per bilanciarli. C'e' si' un Parlamento a Strasburgo ma non ha potere di controllare l' amministrazione. Cio' sarebbe stato possibile se avessero avuto un' idea della storia». Quale idea? «L' Europa fu suggerita da Churchill e non e' la prima volta che una buona idea di Churchill e' stata applicata male. Churchill aveva scritto un libro cominciato prima della guerra ma pubblicato successivamente, nel 1956, la History of the English Speaking Peoples il cui terzo volume, The Age of Revolution, tratta estesamente della rivoluzione americana e della guerra di indipendenza. Ma nessuno di quelli che dirigono l'Europa l'ha letto. «Non hanno letto neppure cio' che ha scritto F. A. Hayek sulle istituzioni politiche costruite e non semplicemente cresciute spontaneamente. Hayek parla di costruttivismo, ma e' preferibile parlare di razionalismo». Che differenza c'e'? «Il costruttivismo significa pensare un progetto e realizzarlo. Cio' e' pericoloso. Se lo si fa, bisogna farlo in modo che i risultati possano essere corretti perche' esistono sempre conseguenze non volute che vengono alla luce solo dopo. «Il razionalismo parte dal fatto che conosciamo molto poco, che facciamo errori, che gli errori dovrebbero essere scoperti e corretti, e cosi' via. Questa e' la mia concezione della politica: ci sono sempre conseguenze non volute ed e' del tutto chiaro che le tensioni che si sono oggi sviluppate fra i vari Stati europei sono in gran parte non volute. «Il costruttivismo e' la politica del fatto compiuto. Quelli che guidano l'Europa oggi sono tipici pianificatori francesi. Esiste una tradizione dirigista in Francia che attualmente sta dietro la struttura europea, la quale risale agli eventi violenti della rivoluzione francese, di Robespierre, di Napoleone e della successiva infelice storia della Francia. «Ma il dirigismo e' stato intellettualmente sconfitto non so da quanto tempo. La mia stessa opera, La societa' aperta e i suoi nemici, era una confutazione del dirigismo, cosi' come lo e' quella, molto piu' elaborata, contenuta nei volumi di Hayek. Ma e' chiaro che chi guida l'Europa oggi lo fa nella completa ignoranza di queste critiche. Sono dirigisti e basta Tutto cio' che hanno fatto e' mettere in piedi un esecutivo e niente piu'. Non conoscono ne' le discussioni che accompagnarono la nascita della Costituzione americana, ne' quelle contenute nei libri di Churchill e di Hayek». Sembra che le tensioni di cui parli cresceranno, se e' vero che esiste un accordo Kohl Mitterrand. «Certamente ne nasceranno di nuove. Tutto cio' che ci mette di fronte a un fatto compiuto crea tensioni. Il fatto compiuto e' proprio cio' che una politica razionale dovrebbe evitare, e' un altro modo di esprimere cio' che sessanta anni fa ho chiamato "ingegneria utopistica"». Per superare queste tensioni, suggerisci allora per l'Europa una Costituzione come quella americana? «No, suggerisco qualcosa di molto semplice. Prima che la tensione in Europa cominciasse, fra i nostri Paesi c' era armonia. La tensione e' nata perche' si e' creato un grande potere di cui nessun cittadino europeo conosce la struttura. Cio' e' incomprensibile, si tratta di una supposta democrazia. Non si possono prendere sul serio le elezioni dei membri del Parlamento di Strasburgo perche' non si conosce la funzione di questo Parlamento» Si puo' pensare a un rafforzamento del Parlamento e a un vero governo europeo. «No, Kant aveva gia' scritto sull' argomento un libro meraviglioso, Sulla pace perpetua. Egli mostro' perche' non dovrebbe esserci un governo ampio, ma una federazione nel senso in cui l'abbiamo avuta fra le due guerre, la Lega delle Nazioni. Cio' che dovremmo fare o che dovremmo aver fatto sono due cose. Prima, conservare gli Stati e stabilire trattati di aiuto reciproco, in particolare un trattato militare per avere il potere necessario a mantenere la pace. Poi, stabilire trattati di aiuto economico per evitare danni reciproci. A quel punto dovremmo aspettare i nuovi problemi e agire per portare innanzi i trattati per far fronte a questi problemi. Mi riferisco in particolare al problema dei rifugiati. E' impossibile che ciascun Paese accetti chiunque e gli offra opportunita'. «Cio' che invece e' accaduto e' che, a causa di una sola persona che ha una posizione non controllata con mezzi democratici, il signor Schlesinger (probabilmente un mio lontano parente), il quale non e' stato eletto e non ha funzione politica, la Gran Bretagna e l'Italia sono state messe fuori dall' organizzazione. Che un solo uomo in un posto di cosi' alta responsabilita' possa fare tali cose mostra chiaramente che la costruzione dell'Europa e' stata fatta fin qui molto male».

L'indipendenza della Bundesbank dipende dalla legge, forse dalla Costituzione tedesca. «No, non e' colpa della legge, e' una questione di responsabilita'. L' Europa non ha una Costituzione democratica e questa gente non ha nessuna idea circa il controllo democratico. Nel Parlamento di Strasburgo si discutono soprattutto questioni ideologiche, non i problemi di cui le varie citta' nei vari Paesi hanno esperienza». Davvero non si potrebbe dare piu' potere al Parlamento? «Non la penso cosi'. E' molto meglio stabilire trattati, per esempio a proposito di catastrofi, inondazioni, lotta al terrorismo eccetera, insomma cose pratiche di cui ogni Paese ha esperienza. Invece di tutto questo, abbiamo il signor Schlesinger il quale interferisce con qualcosa che la maggior parte della gente non puo' capire, come la speculazione, i cambi e cosi' via». E allora che cosa dovremmo fare per salvare l' Europa ? «Al momento sembra che ci sia un accordo fra Germania e Francia e che tutti gli altri membri abbiano, per cosi' dire, una funzione accessoria. Chi puo' dire che questo e' quanto fu contemplato originariamente nel Trattato di Roma? Tutta la questione e' diventata assurda, dovrebbe essere riveduta da capo su basi diverse». Per esempio, rivedendo il trattato di Maastricht? «Non solo, anche tutto il resto a cominciare dal Trattato di Roma. Non abbiamo fatto le cose bene. Il Trattato di Roma fu in parte ispirato dal pericolo del comunismo che e' ora scomparso. Dovremmo ricominciare da capo con un trattato di aiuto reciproco fra Stati indipendenti. C' e' bisogno di andare avanti ma parlando di problemi che la gente comune possa capire». La Jugoslavia e' uno di questi problemi? «Certamente. Che cosa e' accaduto in Jugoslavia? Accordi a ripetizione non mantenuti perche' non c' e' un potere che possa farli rispettare. Credo che un potere militare sia necessario. Si dovrebbe costituire soprattutto una forza aerea, fare poi un nuovo accordo e, se questo non fosse rispettato come gli altri, andare avanti fino a bombardare le forze degli aggressori cominciando dalle loro installazioni militari. Mi e' stato chiesto: "E che cosa si dovrebbe fare se tenessero dei prigionieri in queste installazioni?". La mia risposta e': questo vorrebbe dire che essi hanno dichiarato una guerra nel senso ordinario. Non credo che lo farebbero, ma c' e' speranza che, se si facesse un altro accordo, una forza militare esistente colpirebbe quelli che lo violano». Intendi un esercito europeo? «Si', e' dimostrato che un accordo senza una forza che lo faccia rispettare e' inutile. Non credo che dovremmo interferire in Sarajevo con i nostri soldati, perche' essi non possono sapere chi e' amico e chi e' nemico, chi si difende e chi e' un aggressore. Ma potremmo mettere una forza al confine di tutta la Jugoslavia e se ci fosse un' aggressione dovremmo muoverci contro il responsabile, contro le sue basi e, se non basta, contro le capitali degli aggressori».

Come puo' proseguire la costruzione dell'Europa? «Se fossi Major direi: ricominciamo da capo. Tutta la situazione e' cambiata dal tempo del Trattato di Roma in modo imprevedibile e non capisco perche' non dovremmo ricominciare da capo. «Io sono per l'Europa, ma non per questo tipo di Europa, non per un' organizzazione di gente che non ha realmente messo la democrazia al di sopra del socialismo. Questa Europa non e' democratica, e' dogmatica. Non so chi sia l'architetto, ma so per certo che un cittadino ordinario che legge i giornali non ha nessuna idea chiara ne' su che cosa e' stato fatto ne' su chi l'ha fatto. E' tutto impenetrabile. Una brutta organizzazione, veramente molto brutta». Siamo stati forse troppo precipitosi? «Non e' solo questione di velocita'. Essi vogliono metterci di fronte a una cosa che non puo' essere fatta. E cio' e' un male; e' il male dell' ingegneria utopistica». Che cosa ne pensi di questo ritorno di nazionalismo e nazismo? «Distinguiamo. In Austria il leader del cosiddetto Partito della Liberta' e' un uomo di bell' aspetto, bravo parlatore, che vorrebbe certamente diventare un nuovo Hitler. Dal punto di vista ideologico, l' Austria sta di gran lunga peggio della Germania; e' sempre stato cosi'. In Austria tutti i giuristi erano a favore dei nazisti e hanno assolto molte persone accusate di crimini di guerra. In Germania c'e' stato un voto antinazista da parte dei giovani, cio' che invece non si e' mai verificato in Austria. «Molto dipende dal trovare un leader. In Germania, il leader e' attualmente un vecchio nazista. Se trovassero un giovane capace di parlare bene e di rispondere velocemente alle obiezioni, il pericolo ci sarebbe. Non dobbiamo dimenticarci il fascino esercitato dai leader (vedi il caso di Mussolini). Kohl e' una persona decente, molto ottimista, che vuole fermamente la pace, l' unita' e naturalmente che il suo partito continui a guidare. Helmut Schmidt e' andato troppo a sinistra e ha mostrato una leadership discutibile. «In Germania vi sono grandi movimenti per la pace e un' intelligencija responsabile. Gli industriali sono persone capaci e non sono aggressivi. Cio' fa una grande differenza rispetto ai tempi di Hitler quando i Krupp e molti altri gruppi erano per la dominazione. Questi di oggi non lo sono, sono antinazionalistici, stanno dalla "parte giusta". Ma se, ad esempio, il nazionalismo russo andasse avanti, potrebbe avere effetti su tutta la situazione. Attualmente la Germania e' solidamente democratica, ma non si possono fare predizioni».



Voci utilizzate nell'articolo

Opportunismo

Dedica a Husserl


Metodi applicati

Associazione coatta


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