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Da Libro bianco.

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Heidegger salì in cattedra e sgridò Hitler

Un inedito riapre il dibattito sul filonazismo del filosofo. Le opinioni di Vattimo e Losurdo

"Preferisce le Olimpiadi all'università di Heidelberg"


La Stampa, 10 febbraio 1992


Pierluigi Battista


ROMA Un testo inedito di Martin Heidegger riapre la discussione sui rapporti del grande filosofo tedesco con il regime hitleriano. Si scopre infatti che durante un seminario universitario dell'inverno 1937 '38, proprio all'apogeo del nazismo, Heidegger osò criticare la politica culturale del nazionalsocialismo, prendendo di petto alcuni gerarchi del partito e non esitando a formulare addirittura espressioni di dissenso verso i comportamenti del Führer. Un documento che non smentisce certo l'adesione del filosofo tedesco all'ideologia nazista ma dimostra, come spiega lo studioso italiano di Heidegger Domenico Losurdo, «come sia sbagliata una rappresentazione monolitica della politica culturale del Terzo Reich».

Ritrovato a Bonn nel corso di un convegno dedicato al pensiero heideggeriano e scoperto per l'Italia dal germanista Angelo Bolaffi, il testo inedito del filosofo viene pubblicato integralmente, a cura di Franco Volpi, sul fascicolo della rivista MicroMega che sarà in libreria da domani. Il tema dello scritto è il rapporto tra scienza e filosofia, ma non mancano considerazioni proprio su quell’«autoaffermazione dell'Università tedesca» appassionatamente difesa nel discorso tenuto nel 1933 da Heidegger per la sua elezione a Rettore dell'Università di Friburgo: il discorso considerato come l'atto di più esplicita adesione del filosofo al nascente regime hitleriano.

Parlando della «scienza minacciata», Heidegger arriva a sostenere che «quest'intima minaccia conosce oggi un essenziale aggravamento a causa dell'eccezionale stato d’emergenza del nostro popolo». Si accentua la tendenza nazionalsocialista alla «tecnicizzazione e all'organizzazione» della scienza. Con questo negativo risultato: «Questa conferma pratica, visto che concresce da necessità politiche, viene poi interpretata anche come una conferma politica, il che conduce a certe stramberie, delle quali non è il caso che parli in questa sede».

Ma in un passaggio del suo testo per il seminario, Heidegger affronta anche l'argomento tabù: Hitler. E con venature quasi sarcastiche: «La ridicola celebrazione dei 550 anni dell'Università di Heidelberg: osannata e solennizzata con e senza motivo. E il Führer? Non viene neanche. Preferisce chiudere, al 16 agosto, le Olimpiadi di Berlino; e lo stesso giorno organizza la preparazione per quelle di Tokyo».

Critiche formulate in modo larvato, per di più profferite nello spazio protetto di un seminario universitario, avvantaggiandosi dei privilegi di quella che il filosofo Gianni Vattimo definisce «tradizionale clima di libertà accademica dell'Università tedesca»: una tradizione che neanche la coercizione totalitaria del nazismo era riuscita a soffocare interamente. Eppure quelle parole consentono di aggiungere nuove sfumature alle debolezze filohitleriane di Heidegger denunciate quattro anni fa, con accompagnamento di copiose polemiche, dal libro di Victor Farias Heidegger e il nazismo. Nel corso di quelle polemiche, Gianni Vattimo fu tra i più decisi avversari di Farias. Questo testo inedito di Heidegger conferma la sua opinione di allora? «Mi conferma – risponde Vattimo – nell'idea che non si possa ridurre il rapporto tra Heidegger e il nazismo sul metro delle dichiarazioni puramente politiche di quel filosofo». E Vattimo prosegue: «In Heidegger è certamente presente l'idea che sia possibile restaurare l'autenticità dell'Essere attraverso una particolare esperienza storica che lui identificava nel nazismo. Ma non bisogna dimenticare che è possibile dare un'interpretazione esattamente opposta dell'heideggerismo».

Domenico Losurdo, che con il suo La comunità, la morte e l'Occidente pubblicato da Bollati Boringhieri, ha ripercorso i rapporti tra Heidegger e l'ideologia nazista, è di parere diverso: «Heidegger vide nel nazismo lo strumento per bloccare il cammino rovinoso della modernità e lo sradicamento che è il portato dell'urbanizzazione moderna». Ma questo testo inedito conferma che «il filosofo era assolutamente contrario al "modernismo reazionario" del nazismo, quel considerare la città "luogo di perdizione", come diceva Hitler, accompagnato dalla necessità dell'industrializzazione per la preparazione della guerra». Eppure, conclude Losurdo, «nel '38 ci si poteva concedere quella relativa libertà di atteggiamento dimostrata da Heidegger, soltanto se si era politicamente al di sopra di ogni sospetto».



Voci utilizzate nell'articolo

Discorso di rettorato


Metodi applicati

Regola del 2 a 1


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