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Da Libro bianco.

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In verità fu un senza partito

Parla un testimone: Hans Georg Gadamer


La Repubblica, 2 giugno 1990


Antonio Gnoli


Dieci anni fa Hans G. Gadamer mi rilasciò una lunga intervista sul pensiero e la fortuna di Martin Heidegger. Di quell'incontro in parte pubblicato da Il Manifesto, ecco il giudizio che l'autore di Verità e Metodo espresse sul coinvolgimento del suo maestro con il nazismo. Heidegger aveva, disse Gadamer, un'intensità e una radicalità di pensiero che solo uno sguardo superficiale può associare al radicalismo politico del nazismo. La sua adesione del 1933 al partito nazista, che del restò ritirò l'anno dopo, non avvenne per convinzione politica, ma solo perché gli amici gli chiesero di diventare Rettore dell'Università di Friburgo. Un posto, tenga presente, che poteva occupare solo a patto di avere la tessera del partito. Domandai a Gadamer se la sua risposta non fosse in fondo una maniera di minimizzare un problema che altri avevano risolto in modo opposto. Heidegger poteva sempre rifiutarsi di accettare quell'incarico... Io ho la sensazione, replicò Gadamer, che sul nazismo di Heidegger si sia calcata la mano. Ammetto però che la sua forza primitiva tutt'altro che accomodante non conformista, può avere un tratto in comune con la brutalità del nazismo. E in fondo fu questo il suo errore: non aver compreso immediatamente che la brutalità è altra cosa dall'anticonformismo. Però, continuava Gadamer, Heidegger fu una persona eccezionale, in realtà senza un partito, senza un'ambizione politica. E fu soltanto, ripeto, la sua immensa reputazione come professore dell'università di Friburgo a motivare i suoi colleghi a chiedergli di diventare rettore. Ma al fondo Heidegger non fu mai un vero e proprio nazista, come non fu mai un vero e proprio rettore. Il suo era un pensiero che si ritirava completamente dalle cose.



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