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Da Libro bianco.

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Un passato nazista che pesa sulle idee

Riesplode la polemica a 11 anni dalla morte di Martin Heidegger

Dopo la «riabilitazione » del dopoguerra, avvenuta grazie alla sinistra francese, si torna a processare il pensiero dell’uomo dalle grandi passioni assolute, autore di «Essere e tempo»


Il Giorno, 5 novembre 1987


Mario Niccolao


Negli ultimi anni della sua vita Heidegger (sic!) soleva dire che era ormai necessario «mettere Heidegger contro Heidegger» anche «pensare Heidegger contro Heidegger». Si rivolgeva ai filosofi e ai poeti che sarebbero venuti e certo i poeti, che sono poco attrezzati filosoficamente, ne avranno dedotto che ogni pensiero contiene in se il suo doppio e forse la sua confutazione.

Ora a me sembra che in un altro senso (non quello rigorosamente filosofico, dove Heidegger desiderava essere contraddetto) la cultura di questo dopoguerra abbia messo subito Heidegger contro Heidegger fin da quando – a guerra finita – gli fu restituita la dignità di parlare. Tale dignità gli fu concessa di nuovo, nonostante i suoi trascorsi politici, proprio perché nel suo pensiero non appariva traccia di ideologia razzista. Ed era questo pensiero che veniva messo contro il suo passato. In questo senso si pronunciarono non gli intellettuali tedeschi e neppure una cultura di destra che non c’era e non ha mai ripreso fiato. Furono invece i poeti e i pensatori della sinistra francese a «riabilitare» il suo discorso, filosofi come Sartre e Merleau-Ponty, che uscivano dalla Resistenza e erano vicini a Marx, poeti come Renè Char, il mitico capitano Alxandre del Maquis.

Ora, undici anni dopo la morte del filosofo tedesco, avvenuta a Messkirch nel 1976, si torna a parlare del nazismo di Heidegger e non tanto per il libro di Victor Farias, uscito in Francia, che documenta il periodo «nero» del grande pensatore (presto lo leggeremo in italiano), quanto piuttosto per un libro di Jürgen Habermas, già uscito da Laterza quest’anno. «Discorso filosofico della modernità». Questo libro infatti non processa gli atti politici di Heidegger fra il ’33 e il ’34, ma ne processa le idee. Heidegger sarebbe stato nazista già nel suo pensare filosofico. Scrive Habermas, per esempio: «Heidegger caratterizza il superuomo (nel secondo volume dedicato a Nietzche, n.d.r.) in base all’immagine di un membro ideal-tipico delle S.A.». Le S.A. – lo ricordo al lettore – sono le «Sturm Abteilungen», le famigerate «sezioni d’assalto» che Hitler impiegava contro comunità e socialdemocratici e di cui poi di liberò nel 1934 in un sanguinoso putsch che ha ispirato anche Luchino Visconti («La caduta degli dei»).

Dunque Sartre e Merleau-Ponty e poi Lacan e Foucault si sono sbagliati e si è sbagliato anche Char e così tutti i poeti, gli artisti e i critici di sinistra che hanno subìto il «fascino» di Heidegger. Così parrebbe stando all’uso che i giornali (e certi ambienti accademici che possono influenzarli) hanno fatto dei testi di Hannah Arendt e di Habermas.



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