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Da Libro bianco.

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Nuove accuse contro Heidegger "era un nazista"

In un libro le prove contro il filosofo


La Repubblica, 18 ottobre 1987


Anonimo


Parigi – Martin Heidegger era un nazista. La terribile accusa ha raggelato il mondo della cultura e una generazione di pensatori per i quali il grande filosofo tedesco era stato un punto di riferimento per lo sviluppo degli studi filosofici. In Francia, dove Heidegger godeva di un enorme prestigio, la rivelazione ha avuto l’effetto dirompente di una bomba che si è tradotto in lunghi commenti sui principali quotidiani che non hanno esitato a titolare «Hedegger militante e pensatore nazista» o più concisamente «Heil Heidegger». Non è certo la prima volta che i legami tra l’autore di «Essere e tempo» e il nazismo vengono evocati com’è d’altra parte accaduto per altri esponenti della scienza o della cultura tedesca che hanno avuto la sfortuna di convivere con la Germania del III Reich. Ma tutto sembrava confermare che, dopo essere stato un breve simpatizzante del nazional-socialismo, Heidegger se ne era rapidamente dissociato nel 1934. Questa volta l’accusa appare documentata e difficilmente contestabile nelle 330 pagine del volume «Heidegger e il nazismo» scritto dal cileno Victor Farias, un allievo del grande maestro tedesco oggi professore di filosofia alla libera università di Berlino. Prove alla mano e dopo una ricerca durata oltre 12 anni frugando in centinaia di archivi tedeschi nelle due Germanie, Farias sostiene che lo studioso di Fribourg-en Brisgau non ha in realtà mai cessato di essere un seguace dell’ideologia nazista rimanendo iscritto regolarmente dal 1933 al 1945 cioè fino alla caduta del regime e, addirittura, di non aver esitato a denunciare almeno due professori di università collaborando con la Gestapo, la polizia segreta tedesca.

Intervistato dall’agenzia France presse Farias ha spiegato che «Martin Heidegger era quello che si potrebbe chiamare un nazista spiritualista: quello che i propagandisti razzisti dicevano del “But und Boden”, il sangue e il suolo tedesco , Heidegger lo diceva a proposito dello spirito e delle lingua tedesca. Per lui il punto essenziale era che il popolo tedesco aveva qualcosa di superiore agli altri popoli. Il tedesco e il greco erano le uniche lingue capaci di esprimere la filosofia, mentre lo spirito tedesco era anche più profondo». «Heidegger», prosegue Farias, « ha svolto la sua attività in un gruppo speciale del partito nazista per un orientamento populista del movimento nazional-socialista. Egli voleva una seconda rivoluzione di ordine spirituale parallela a quella politica, anche se in fondo non era realmente un razzista». Molti testi di Heidegger venuti alla luce ora, sostiene ancora il filosofo cileno, mostrano che per lui il nazismo non era soltanto un’opzione politica ma aveva a che fare con la sua opera filosofica. Egli ha veramente cercato un fondamento filosofico per il nazional-socialismo. Secondo lo storico – che ha ricordato come Heidegger si sia sempre rifiutato di esprimere una condanna esplicita dell’olocausto – il filosofo tedesco aveva anche ricevuto l’appoggio diretto di Mussolini per la pubblicazione in Germania nel 1934 di un libro su Platone di Ernesto Grassi, a conferma dell’importanza del ruolo svolto da Heidegger per i dirigenti fascisti di quel tempo.



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